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Opposizione all'attacco, presentata mozione di sfiducia contro il sindaco

Paolo Giomi
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I consiglieri del gruppo di minoranza “Lista Primavera” chiedono le dimissioni del sindaco Giuseppe Carconi. Attraverso una mozione di sfiducia, protocollata poco prima dell'ultimo consiglio comunale e consegnata a tutti i componenti dell'assise direttamente in aula dal capogruppo Veronica Diamilla, che espone brevemente i motivi dell'iniziativa politica. “Riteniamo che il sindaco Carconi deve farsi da parte”, ripete la leader della Lista Primavera in consiglio, riassumendo le 4 pagine di testo in cui, ripercorrendo la cronaca recente, si mettono in evidenza tutti gli esempi secondo cui, per la minoranza, il primo cittadino di Poggio Nativo non sarebbe più in grado di svolgere il suo ruolo istituzionale.   Il primo, scritto soltanto alla fine della missiva, ma presente tra le righe di ogni passaggio, è il ruolo che, secondo la minoranza consiliare, Carconi vivrebbe costantemente, quello di “uomo all'ombra” del suo vice Vittore Antonini, che di Poggio Nativo è stato sindaco ed è tuttora figura politica di primo piano sul territorio. Un ruolo talmente evidente che Carconi viene definito nella mozione di sfiducia “una marionetta nelle mani del vicesindaco Antonini, il solo a decidere come muovere i fili di questa maggioranza”.   Non c'è solo l'aspetto politico nella lunga mozione di sfiducia. Vengono riassunti i principali fatti della cronaca recente, dal ruolo giocato dal Comune nell'ormai famosa vicenda dell'impianto inerti di Fonte Nocera, opera bloccata dal Tribunale Amministrativo del Lazio al termine di un iter lungo ed intricato, nel quale il Comune di Poggio Nativo ha giocato, per così dire, un ruolo un tantino ondivago; all'altrettanto famoso (purtroppo) consiglio comunale dll'8 giugno 2015, in cui il capogruppo Diamilla fu attaccata dall'esterno dell'emiciclo con dure parole di stampo sessista: “Gravissimo e inqualificabile l'atteggiamento del sindaco in primis e di tutta la maggioranza - si legge nel documento di sfiducia - quando di fronte ad irripetibili offese ed ingiurie sessiste lanciate dai privati cittadini nei confronti del capogruppo, che in quel momento stava svolgendo il suo mandato, non hanno ritenuto opportuno difendere la collega e chiedere l'allontanamento dei due concittadini”.   C'è poi lo stato di “totale immobilismo che vive il nostro territorio, una condizione di degrado etico-politico non più sopportabile - scrive ancora la mozione - per questi motivi, e per l'interesse di tutta la collettività, chiediamo ai colleghi consiglieri di censurare l'operato del sindaco ricorrendo alla mozione di sfiducia, per porre fine a questa farsa e restituire al più presto la parola agli elettori”. Il documento verrà portato in aula al primo consiglio comunale utile.