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Magliano Sabina, rissa sfiorata nel Consiglio comunale a porte chiuse dopo la fine della quarantena

Paolo Di Basilio
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Magliano Sabina, rissa sfiorata nel Consiglio comunale a porte chiuse dopo la fine della quarantena. E' finito quasi in rissa il Consiglio comunale di venerdì sera. Per un soffio non si è arrivati alle mani. E' stato l'epilogo della seduta che si è svolta a porte chiuse a causa dell'emergenza coronavirus. La vigilia era stata caratterizzata dalla polemica sul divieto di riprendere i lavori. La Lega aveva chiesto di poter trasmettere la diretta streaming, ma il presidente del Consiglio Antonello Ruggeri, regolamento alla mano, l'ha negata. I salviniani allora nella giornata di giovedì hanno organizzato in fretta e furia un sit-in, al quale, però hanno partecipato i quattro consiglieri più Alberto De Santis di Poggio Mirteto. Per approfondire leggi anche: Consiglio comunale a porte chiuse e senza riprese a Magliano Sabina, scoppia la polemica Lo scontro, con urla che si sono sentite fino in piazza Garibaldi, è esploso di fatto alla fine del Consiglio quando il capogruppo della Lega ha chiesto il perché non fosse stata inserita la su proposta di moratoria della tassa di occupazione pubblico e della Tari da marzo a settembre per le attività che sono state chiuse per il lockdown. Il sindaco Giulio Falcetta ha invitato l'opposizione a fare “proposte serie e fattibili”. A quel punto gli animi si sono scaldati. “Ho inviato il sindaco a rispettare le nostre proposte e ho fatto notare che il consiglio non può essere un palcoscenico per i suoi comizi, il sindaco allora mi ha inviato ad andarmene”, dice Riccardo Corsetto. “Ho sentito delle parole pesanti nei miei confronti e quando il capogruppo della Lega ha detto che lui è un professionista che non può perdere tempo con noi ho risposto che nessuno lo obbligava a stare lì”, ribatte Falcetta. A quel punto ci sono stati momenti di tensione con fogli volati per aria e consiglieri che si sono avvicinati pericolosamente. Almeno stando ai racconti, visto che tutto è avvenuto a porte chiuse. Forse più che le telecamere, ci voleva proprio la moviola. O la Var.