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Fara in Sabina, calano le quote per la mozione di sfiducia al sindaco Davide Basilicata

Paolo Di Basilio
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Fara in Sabina, calano le quote per la mozione di sfiducia al sindaco Davide Basilicata.   La mozione di sfiducia presentata dai consiglieri di minoranza non passerà. Almeno secondo l'aria che tira nelle aule politiche di Fara Sabina dopo il (quasi) terremoto generato dalle dimissioni da assessori di Giacomo Corradini e Paola Trambusti, e la conseguente spaccatura tra il gruppo “Fara 3.0” e quello “Noi Fara” che fa capo al sindaco Davide Basilicata.   Le parole pronunciate nelle ore scorse da Fabio Bertini non lasciano spazio a nessun tipo di interpretazione diversa da quella che, forse già il prossimo 8 giugno, vedrà la maggioranza respingere al mittente la mozione di sfiducia. Dando però, di fatto (se non è zuppa…), fiducia al sindaco, contestato fino al giorno prima. Per approfondire leggi anche: Crisi a Fara in Sabina, i ribelli ingranano la retromarcia   Un meccanismo non proprio chiarissimo, che riceve, in tutta risposta, un commento sibillino da parte del consigliere di minoranza Danilo Maestri: “Con la presentazione della mozione di sfiducia vogliamo aprire una strada nuova per ricominciare a far marciare il nostro Comune nella giusta direzione – dice l'esponente di Fara Bene Comune – e invece pare proprio che quei gruppi di maggioranza che si sono resi protagonisti, nelle ore scorse, dello strappo, non la voteranno. A questo punto non vorrei che le dimissioni degli assessori (Trambusti e Corradini, ndr) siano solo un esercizio di vanità, uno schiaffo verso i cittadini. Dimettersi, restituire le deleghe, da una parte, e continuare a svolgere il ruolo di sodale, fingendo di non sapere nulla, scaricando per contro la responsabilità sulla minoranza, dall'altra parte, è a dir poco ridicolo. E ancor più ridicolo è dare l'idea che ci si è dimessi perché il sindaco ha voluto comprare un termometro. Che si ponga fine a questo teatrino, quanto prima”.   Paolo Giomi