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Fara in Sabina, i "ribelli" ingranano la retromarcia davanti alla sfiducia al sindaco

Paolo Di Basilio
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Fara in Sabina, i "ribelli" ingranano la retromarcia davanti alla sfiducia al sindaco. Il sasso l'hanno tirato, quelli di “Fara 3.0”. E anche bello grosso, se ora la tenuta della maggioranza di centrodestra, e con essa dell'intero consiglio comunale, è seriamente in pericolo. Adesso però, a quattro giorni dalle dimissioni dalla giunta dei due assessori Paola Trambusti e Giacomo Corradini, sembra che il gruppo consiliare voglia un po' “nascondere la mano”, secondo non si sa bene quale disegno politico, e aspettare l'andamento degli eventi. Questo, almeno, è quello che si percepisce dalle dure reazioni alla mozione di sfiducia presentata dai tre gruppi di minoranza, che altro non potevano fare, secondo una logica politica anche abbastanza scontata, se non cogliere la palla al balzo e vedere se davvero i due gruppi dissidenti di maggioranza – a Fara 3.0 si sono uniti anche quelli di Fratelli d'Italia – abbiano il coraggio di andare fino in fondo, decretando la fine di un sindaco con cui né la compagine capitanata da Roberta Cuneo, né quella guidata da Simone Fratini, sembrano avere più nulla a che fare. Ma tra il dire e il fare, si sa, c'è di mezzo sempre il mare, e ora, dopo il “botto” politico di lunedì mattina, quanto sta accadendo nelle ultime ore sembra quasi un mezzo dietrofront. Almeno a leggere la netta presa di distanza dall'operato della minoranza da parte di Fabio Bertini, che oltre ad essere un elemento di punta del gruppo Fara 3.0 è anche il coordinatore comunale della Lega: “Leggere commenti di alcuni membri della minoranza mi fa veramente sorridere. Distorcere, sminuire, ridurre a futili motivi l'uscita dei nostri due assessori dalla giunta è veramente riduttivo e semplicistico – tuona Bertini -  e dimostra ancora una volta il modo di fare politica della minoranza, una politica portata avanti sempre con le chiacchiere e mai con i fatti. Veniamo accusati di essere degli irresponsabili – prosegue l'esponente di Fara 3.0 - quando fino a qualche giorno eravate voi stessi a proclamare ‘responsabilità', ed ora che fate, presentate una mozione di sfiducia? Poi saremmo noi gli irresponsabili? Ai posteri l'ardua sentenza”. Per approfondire leggi anche: Basilicata: "Le dimissioni dei due assessori sono inopportune" Una sentenza che, a questo punto, diventa davvero difficile da scrutare, perché se fino a ieri l'altro il destino di Basilicata appariva segnato, ora la situazione diventa alquanto nebulosa. Ma perché allora rendere pubblica una spaccatura così forte, dichiarando con tanto di conferenza stampa di non condividere più le politiche portate avanti dal sindaco Basilicata e dal suo gruppo di maggioranza, e poi irrigidirsi così tanto di fronte ad un atto quasi dovuto come quello delle opposizioni come una naturale mozione di sfiducia per tentare di dare una spallata a quello stesso sindaco che le forze di centrosinistra hanno sempre contestato? E soprattutto, non votare la sfiducia (della serie “se non è zuppa è pan bagnato”, ndr) equivarrebbe implicitamente a donare di nuovo fiducia a Basilicata, che con tanto clamore è stato posto in minoranza appena 72 ore fa. Perché allora esporsi così tanto? Solo per mostrare i muscoli e “contarsi” nei ranghi di una maggioranza dove la composizione degli schieramenti è ormai nota a tutti? Per giunta anche dopo che il Ministero dell'Interno, attraverso la Prefettura di Rieti, ha un termine abbastanza ampio per diventare “Comune da elezioni”, palesando lo scenario “meno peggio” per un commissariamento? Adesso sì che bisogna interpretare i posteri per avere risposte a queste domande. Paolo Giomi