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Morto don Enrico Rocchi, difese le maestre di Rignano Flaminio accusate di pedofilia e poi assolte

Andrea Niccolini
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Ha scelto di essere cremato, fatto abbastanza sorprendente per un parroco, don Enrico Rocchi, per tutti don Henry, il prete barricadero scomparso ieri all'età di 59 anni sconfitto da un tumore. L'ultima di tante battaglie; la principale invece l'aveva combattuta nella sua Rignano, suo paese adottivo (era nato a Caracas), dove, ai tempi dei presunti casi di pedofilia alla Olga Rovere, la “scuola degli orrori”, era diventato il simbolo della fazione innocentista. Negli ultimi tempi era il parroco di Calcata dove era stato trasferito dalla diocesi. “Stiamo vivendo giorni di grande tristezza perché alcune pecorelle smarrite potrebbero aver portato fuori dal gregge altre pecorelle”: era il 29 aprile del 2007 e chissà se qualcuno dei 30 bambini che quel giorno ricevevano la prima comunione, oggi tutti ventenni, si ricorda le parole pronunciate da don Enrico nella sua omelia. Nel comune sulla Flaminia erano i giorni neri della caccia alle streghe e agli orchi dell'asilo Olga Rovere. La difesa dei cinque imputati - tre maestre, una bidella e un autore televisivo: tutti poi assolti perché il fatto non sussiste - costò a don Henry l'esilio a Calcata. Il vescovo di Civita Castellana dovette probabilmente cedere alle pressioni per svelenire il clima da guerra civile che si era venuto a creare nella piccola comunità di Rignano. La scelta di non celebrare i funerali, sui necrologi viene giustificata con la pandemia e con la necessità di evitare assembramenti; quella della cremazione, con successiva tumulazione al cimitero di Rignano, è invece dovuta alle ultime volontà espresse da don Enrico. I contrasti con la diocesi, per aver guidato il fronte innocentista, qualche ferita nel sacerdote evidentemente l'avevano lasciata. Era stato don Henry, ricordiamo, a organizzare una fiaccolata sotto il carcere di Rebibbia per la liberazione delle maestre, mentre una parte del paese ribolliva accusandolo sui giornali addirittura di impedire l'accesso in parrocchia ai bambini delle presunte vittime degli abusi. "Quando don Henry mi incontra si fa il segno della croce e così anche alle altre famiglie coinvolte nel caso", dichiarò una mamma a un cronista dell'Adnkronos. Negli anni Novanta , prima dei fatti di Rignano, era stato a lungo parroco di Sutri dove si era conquistato la benevolenza di tutta la comunità. Ma tanti amici, don Henry, aveva anche a Civita Castellana, conservati dagli anni trascorsi sui banchi dell'allora liceo classico Buratti. La sua pagina Facebook ieri era un florilegio di post commossi di cordoglio e di omaggi alla grande umanità di don Enrico, definito "un gigante buono" e un "parroco di altri tempi"."Dio ha un altro angelo", ha scritto un'ex parrocchiana. "Era un prete per certi versi rivoluzionario - ricorda il consigliere comunale sutrino Alessio Vettori - Una grande persona schietta, concreta, umana. Sempre dalla parte dei più deboli: tossicodipendenti, prostitute, poveri, ai quali spesso pagava anche le bolle