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La cassa integrazione tarda ad arrivare, la Fiom chiede alle aziende di anticiparla

Andrea Niccolini
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Un numero fino ad ora mai raggiunto di lavoratori in cassa integrazione nella provincia di Rieti e molti di loro in attesa che venga corrisposto quanto dovuto, la speranza è nelle modifiche previste dal decreto “Rilancio” varato dal governo. Situazione che può diventare esplosiva dal punto di vista sociale prima che economico, come si evince anche dalle parole di Luigi D'Antonio segretario generale Fiom. “purtroppo la situazione sta diventando preoccupante per i ritardi che ci sono nell'erogazione degli ammortizzatori sociali, che creano problemi ai lavoratori ed alle loro famiglie. La realtà che stiamo vivendo è qualcosa di mai vissuto dal territorio reatino, sia per il numero di ammortizzatori sociali utilizzati sia per il numero di lavoratori coinvolti, così come nel resto del Paese. C'è bisogno per questo di accelerare il più possibile tutte le procedure”. Guardando alle cifre dalle province del Lazio tra il 19 marzo ed il 10 maggio sono arrivate 15.024 domande. In provincia di Rieti le richieste inoltrate sono state 1.245 e sono state tutte decretate. Hanno ottenuto il via libera 1.064 mentre non sono risultate autorizzabili 172; quelle giacenti sono 9 per una percentuale di smaltimento del 99,28%. D'Antonio si rivolge agli imprenditori: “Bisogna che in questo contesto difficile anche le aziende facciano la loro parte anticipando, ove le condizioni lo permettono, la cassa integrazione ai lavoratori evitando le lunghe attese che ci sono con il pagamento diretto da parte dell'Inps”. E' evidente che qualcosa in questo periodo non abbia funzionato, l'assessore regionale al Lavoro Claudio Di Berardino ha recentemente dichiarato “attualmente non abbiamo pratiche da evadere e i nostri uffici stanno procedendo alla lavorazione delle domande che arrivano quotidianamente, circa 800”. Colpa dell'Inps allora? Analizzando si scopre che all'Istituto è spettato un compito estremamente gravoso fatto di verifiche, riscontri e quindi pagamenti. L'errore, ben conosciuto da chi vive nelle terre martoriate dal sisma, sembra essere quello di aver adottato strumenti ordinari in momenti straordinari. Una soluzione potrebbe arrivare dal decreto “Rilancio” che prevede, per le nuove domande, che la cassa in deroga sarà autorizzata dall'Inps e non più dalle Regioni, e che l'Inps anticiperà entro 15 giorni dalla domanda il 40% dell'importo, il resto verrà erogato a saldo dopo aver ricevuto i dati completi dalle aziende.