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Formichetti: “Stagione sciistica al Terminillo mai iniziata. Investire su innevamento artificiale”

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Luigi Spaghetti
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Se si pensa a Terminillo e ai suoi impianti di risalita si pensa a Flavio Formichetti, che ormai da decenni è alla guida della società Funivia del Terminillo, dal 1934 motore della stazione montana. Più volte bersaglio di critiche ma portatore di un'esperienza indiscutibile, aveva espresso nelle sue ultime dichiarazioni rese al Corriere di Rieti un certo scoramento, che lo aveva portato a ipotizzare un passaggio di mano a fine stagione, lasciando ad altri l'onerosa gestione degli impianti di risalita. La stagione è praticamente finita (“ma non si può mai dire, una volta a marzo fece un metro di neve”, dice) e sulla futura gestione di funivia, skilift e seggiovie nulla sembra deciso (“è ancora prematuro, non c'è niente di confermato”). Su una cosa, però, Formichetti si mostra certo: “Per immaginare il futuro sciistico del Terminillo è fondamentale un efficace sistema di innevamento artificiale - sottolinea -, ancora più importante dei nuovi impianti del progetto TSM2, e per far funzionare tutto questo serve un contributo economico pubblico, altrimenti i costi si rivelerebbero eccessivi per chiunque”. Materia prima indispensabile è l'acqua, e quindi, sostiene Formichetti, “innanzitutto bisognerebbe prendere l'acqua da Rieti e portarla in quota; per fare questo servono investimenti importanti visto che sarebbero necessarie come minimo due stazioni di pompaggio per riempire il bacino esistente”. Per quanto riguarda invece il funzionamento dei cosiddetti “cannoni spara neve” servirebbero pompe con una portata minima di “600 metri cubi l'ora”. Tecnicamente quindi, sarebbe possibile realizzare un efficace innevamento programmato, il vero problema è quello dei costi “elevatissimi”. Acqua, ma anche energia elettrica, e anche in questo caso i numeri aiutano a capire la situazione. “Questo mese non abbiamo praticamente mai lavorato, ma abbiamo ricevuto una bolletta di 10mila 500 euro; in un anno si potrebbe arrivare a spendere cinque o seicentomila euro”. La domanda quindi è: come si fa a rendere sostenibile economicamente un sistema tanto costoso? “Solo attraverso un contributo pubblico, cosa che tra l'altro avviene in molte parti d'Italia, a cominciare dal vicino Abruzzo, per arrivare al nord”. L'esempio del presente della società Funivie del Terminillo può essere indicativo: “Siamo nati nel 1934, si può dire che abbiamo fatto Terminillo, non abbiamo investimenti da ammortizzare eppure ad oggi fatichiamo a sostenere i costi di gestione”. Un contributo pubblico alla gestione degli impianti sarebbe poi, secondo Formichetti, “un contributo indiretto a tutte le attività economiche della stazione montana, anche loro oggi in forte sofferenza e che ne trarrebbero grande giovamento”. A.T.