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Rieti, biometano a Vazia, il Comitato: "L'impianto va fatto lontano da case e scuole"

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Luca Feliziani
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Biometano, parla il presidente del comitato “La Rotonda” Ugo Matteocci. Presidente siete contrari al biometano alla sua collocazione a Vazia? “Il comitato non è contrario alla realizzazione di impianti di trattamento rifiuti volti al recupero di materia e necessari per lo sviluppo di un'economia circolare, ma è nettamente contrario alla loro localizzazione nei pressi dei centri densamente popolati (come Vazia e Madonna del Passo) e vicino a siti sensibili (ospedali e scuole)”. Esiste una coerenza del progetto di Enersi con il fabbisogno della Provincia? Temete che a Vazia potrebbero arrivare rifiuti da altre province? “L'impianto Enersi, classificabile tra le “industrie insalubri di prima classe” ai sensi della normativa vigente, produrrebbe biometano mediante l'utilizzo della Forsu (frazione organica rifiuti solidi urbani ‘umido'), per un quantitativo annuo di 35.000 tonnellate. Il rapporto Ispra Rifiuti Urbani 2019 ci dice però che il quantitativo annuo di Forsu prodotta dall'intera Provincia è pari a 12.807 tonnellate, di cui solo 3.750 da Rieti. Visti i numeri, il timore che in questo impianto arriveranno rifiuti urbani provenienti da altre Province è più che fondato. Inoltre l'impianto tratterebbe ulteriori 32.000 tonnellate annue di altri materiali (liquami, scarti di macellazione) di non specificata provenienza”. Sareste favorevoli a un impianto meno invasivo? “Assolutamente no, non saremmo favorevoli a una struttura meno invasiva localizzata sempre nello stesso sito. Parliamo di una zona densamente abitata e ricca di edifici sensibili (scuole a 600 metri dal sito, ospedale a 860, carcere a 470). Per quanto riguarda le abitazioni, la prima dista poco più di 80 metri dal confine del lotto; ben tre palazzine dell'Ater distano appena 200 metri ed i nuclei abitati di Vazia e Madonna del Passo sono tutti posti a distanza minore di 1.000”. Temete un potenziale rischio di inquinamento del suolo e delle acque sotterranee e l'emissione di cattivi odori? “Il progetto è suscettibile di produrre un inquinamento odorigeno, soprattutto a causa dell'emissione di acido solfidrico, composti organici volatili e composti azotati. Manca tuttavia un adeguato studio modellistico per la quantificazione della dispersione della concentrazione degli inquinanti in aria. La relazione progettuale ha trascurato infatti alcuni fattori (calme di vento, orografia, emissioni prodotte dal cospicuo incremento di traffico indotto) e utilizzato dati anemometrici non adeguati allo studio in esame, che hanno irragionevolmente portato alla sottostima delle concentrazioni al suolo di odori e a trascurare l'impatto sul quartiere di Campoloniano. Tali dati riportano una media annuale della velocità del vento di 3,8 m/s e una direzione prevalente Nord Ovest. Essi tuttavia non risultano coerenti con quelli registrati da Arpa Lazio, che invece riportano un valore medio di velocità prossimo ad 1 m/s e una direzione prevalente Sud Ovest. Ovviamente, maggiore è la velocità del vento considerata, maggiore risulta la capacità dispersiva dell'atmosfera e più si riducono le concentrazioni di inquinanti in aria. Inoltre non sono presenti informazioni sul monitoraggio della falda sotterranea, previsto invece ai sensi della DGR Lazio 222/05 a carico del soggetto autorizzato”. Temete un aumento notevole del traffico veicolare locale? “Il progetto determina un significativo aggravio di traffico pesante che andrà a gravare su una già compromessa situazione viaria, comportando impatti sia sulla qualità dell'aria sia sul clima acustico della zona”. Secondo voi il progetto attuale rispetta tutte le distanze previste dalla norma tra la struttura e il centro abitato? “L'impianto è localizzato in totale violazione del Piano regionale di gestione rifiuti, con particolare attenzione ai siti sensibili ed alle distanze da osservarsi dai centri abitati (1.000 metri) e dalle case sparse (500 metri). Il sito è inoltre localizzato in totale violazione della distanza stabilita per le industrie insalubri di prima classe di cui all'articolo 125 del Regolamento d'Igiene del Comune di Rieti, che stabilisce che “La distanza minima dell'abitato o da ogni gruppo di case abitate cui possano collocarsi tali manifatture o fabbriche non potrà essere minore di 200 metri”. La necessità del rispetto di tale regolamento è stata peraltro ricordata anche dal Settore Ambiente del Comune in un recente parere ufficiale”. L'azienda ipotizza una riduzione del trattamento dei rifiuti del 50%, con riduzione di spesa da parte del Comune e conseguente abbassamento delle tariffe. Che ne pensate? “Premesso che dovrebbero essere posti in primo piano salute dei cittadini e tutela dell'ambiente, non risultando nella documentazione agli atti alcuna quantificazione a tal proposito, l'abbassamento della tariffa sembra essere solo una possibilità, non così scontata”. Luca Feliziani