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Mazzilli (Cnsas): "Il Terminillo è una montagna che non perdona"

Luigi Spaghetti
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Due morti e due feriti gravi in appena due settimane. Non si tratta di un bollettino di guerra ma il drammatico bilancio dei tre incidenti al Terminillo che hanno coinvolto escursionisti ed alpinisti funestando gli ultimi giorni del 2019 e i primi del nuovo anno. “Al Terminillo, d'inverno, ogni anno registriamo un grave incidente più raramente mortali - spiega Alessandro Mazzili, capostazione del Soccorso Alpino sulla ex montagna di Roma -, ma quest'anno il bilancio è decisamente drammatico”. Questa volta, tuttavia, l'imperizia non c'entra (o c'entra poco) visto che alcune delle vittime erano anche alpinisti esperti. “Quest'anno il vero problema per chi va in montagna è proprio la presenza di poca neve che si è accumulata nella parte ad est, quella meno esposta al sole - sottolinea Mazzilli -. Qui le condizioni meteo instabili dei giorni passati con l'alternanza di nevicate, pioggia e sbalzi termici, hanno avuto un ruolo decisivo trasformando il canalone centrale (dove si sono verificati gli incidenti) in un immenso “vetrato” risultato fatale anche ai più esperti. Quando si va in montagna - continua il capostazione del Cnsas di Rieti - l'errore è sempre da tenere in considerazione e una distrazione può risultare fatale. L'importante è farsi trovare pronti a rimediare attraverso una buona condizione fisica e soprattutto una adeguata attrezzatura che in certi casi può fare davvero la differenza”. Insomma, il Terminillo apparentemente innocuo, nasconde delle insidie. “Non solo - riprende Alessandro Mazzilli - ma è di gran lunga più pericoloso di altre cime importanti dell'Appennino centrale. Il Terminillo, infatti, si presta agli incidenti per alcuni semplici motivi: il primo perché si può arrivare comodamente in auto fino a 1.900 metri di altitudine e quindi è alla portata di tutti, il secondo perché si eleva in mezzo al mar Adriatico e mar Tirreno e quindi è soggetto ad una importante ventilazione e a repentini cambi meteo che spesso sorprendono in quota gli escursioni. Poi è anche facile trovare a poche centinaia di metri di distanza, a situazioni di inverno estremo con temperature molto al di sotto dello zero a nord e nel versante sud a situazioni più tipiche dell'autunno”. Il Corpo nazionale del Soccorso Alpino di Rieti fa affidamento, su base volontaria, di 20 elementi tutti professionisti della montagna e specializzati nelle varie qualifiche che operano 24 ore su 24. A loro è affidato il compito di intervenire in situazioni di estrema criticità in supporto alle altre forze dell'ordine e ai vigili del fuoco. “Noi presidiamo costantemente la montagna cercando di far desistere quelle persone che decidono di avventurarsi in sentieri insidiosi pur non avendo l'attrezzatura adatta. Ma non sempre purtroppo la gente ci dà ascolto” conclude Alessandro Mazzilli. Luigi Spaghetti