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Il sindaco Cicchetti: "In due anni il Comune è ripartito ma io non mi ricandiderò"

Luigi Spaghetti
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Dalla finestra aperta del suo ufficio che affaccia su piazza Vittorio Emanuele sale il vociare delle persone indifferenti al caldo di stagione. La sua scrivania è stracolma di carte da firmare, in bella vista anche un libro che parla della morte della sinistra scritto da uno che a sinistra è di casa, un altro sulla vita e miracoli di Matteo Salvini, l'ultimo re d'Italia. Dietro la scrivania il sindaco di Rieti al secolo Antonio Cicchetti e le fedeli Marlboro per parlare dei primi due anni del suo terzo mandato, anche se su questo confine temporale lui ha qualcosa da ridire. Dopo il caffè, fuoco alla prima sigaretta. “Quando sono arrivato ho trovato una macchina ferma, il Comune era privo di alcuni dirigenti e quindi sono serviti dei mesi per riaccendere il motore. Chiedo un abbuono di sei mesi, quindi il bilancio sarebbe corretto farlo sui miei primi 18 mesi”. Abbuono concesso. Che situazione ha trovato rispetto al giorno in cui ha lasciato il Comune?  “Ho lasciato un Comune con i conti in ordine, magari avessi trovato la stessa situazione due anni fa”. Tra il primo Cicchetti e l'attuale cosa è cambiato? “Tutto e niente. Rispetto a vent'anni fa è cambiata la città con i suoi problemi e quindi è cambiata la mia azione politica che si è calata sulle problematiche attuali. Oggi è tutto peggiorato, ma questa è una considerazione generale che vale per Rieti come per Roma. Le buche nelle strade sono la fotografia di questo periodo storico. La cosa che è rimasta intatta è la mia determinazione e la voglia di risolvere i problemi dei reatini”. Complessivamente che giudizio dà a questi suoi primi 24, pardon 18 mesi di vita amministrativa?  “Direi positivo rispetto alle condizioni di partenza e alle potenzialità delle casse comunali. Abbiamo iniziato questa avventura con una macchina amministrativa al collasso e con un piede e mezzo nel baratro. Oggi posso dire tranquillamente che siamo usciti dal tunnel e ci siamo lasciati il periodo più nero alle spalle”. Ma la Lega non la pensa proprio così. Fuoco alla seconda sigaretta. “Non la Lega, ma il suo segretario provinciale che non è informato suoi fatti e paga il noviziato. I consiglieri della Lega e l'assessore in giunta sanno tutto, partecipano e votano insieme a noi”. Lei due anni fa vinse con 90 voti di scarto, più o meno due condomini di Villa Reatina. Questa è una cosa che pesa sulla politica del Comune? “In democrazia basta un voto per vincere. Mi sono scontrato con un sindaco uscente giovane ed ho vinto io. Non voglio mettermi nei suoi panni visto che aveva tutto per vincere, ma i cittadini hanno deciso che bisognava chiudere quella stagione e voltare pagina”. Ma non è anche un po' colpa sua se il centrodestra reatino in questi anni non riuscito a formare una classe dirigente nuova? Non so se è anche colpa mia, so però che questo è un problema che non è solo di Rieti ma generale e non riguarda solo la politica ma la classe dirigente in genere. Nel caso in questione la città ha scelto l'usato sicuro piuttosto che continuare con la sinistra. Oggi però bisogna costruire nuove generazioni a cui passare il testimone. Io non mi ricandiderò, ma stiamo lavorando per formare il mio successore e la squadra di governo”. Soddisfatto di questi mesi o si poteva fare di più? “Si può fare sempre meglio, ma date le condizioni di partenza sono soddisfatto delle cose fatte. Non dimenticatevi mai che la vecchia amministrazione ci ha lasciato 12 milioni di debito non censito in più che si sono aggiunti al resto. Rimaniamo in emergenza, ma siamo usciti dalla zona rossa”. La cosa più importante fatta in questi anni dalla sua amministrazione. E qui la terza Marlboro è d'obbligo. “Non una ma tre. Siamo riusciti con un lavoro ai fianchi della Regione a riportare al centro dell'attenzione il recupero dello stabile dell'ex ospedale civile. Inoltre siamo riusciti a rimettere sul tavolo della discussione il recupero delle tre ex aree industriali della città che spero nella seconda parte di questo mandato possano finalmente arrivare a conclusione a livello progettuale. Infine la sistemazione della viabilità che era ferma non so da quanti anni”. Sulla sanità non avete competenze, ma non potete tirarvi fuori da una situazione oggettivamente difficile come quella che sta vivendo il nostro De Lellis. “In questi mesi insieme alle associazioni abbiamo avuto continui contatti e incontri con la Regione e spesso siamo riusciti a fermare la politica allegra sulla sanità che ha perso di vista le le esigenze dei cittadini per premiare altro. Sulla cardiochirurgia abbiamo ottenuto una vittoria importante, riuscendo ad avere come punto di riferimento il Gemelli piuttosto che il Sant'Andrea”. Infrastrutture e viabilità, Rieti resta ferma. Rieti-Torano incompleta, Rieti-Terni incompleta, ferrovia idem. Che si fa? “Tema delicato che meriterebbe più spazio perché l'isolamento spesso diventa un alibi. Vero che le infrastrutture sono a metà, ma bisogna anche decidere che futuro dare a questa città. Cosa offrire all'esterno quando i collegamenti saranno ultimati, altrimenti colleghiamo al resto d'Italia una città “vuota”. Sulla Rieti-Torano e sulla ferrovia qualche novità comunque sono arrivate. L'anno prossimo avremo i treni bimodali che daranno una svolta al pendolarismo con Roma, non mi sembra una cosa di poco conto”. E' sempre convinto che aprire il centro storico al traffico sia la soluzione migliore per ridare vita alla zona più bella della città? E qui scatta la quarta sigaretta. “Non ho detto che la riapertura al traffico del centro sia la cosa migliore. Dico solo che non posso chiudere il vuoto. Che senso avrebbe? Io quel vuoto lo debbo prima riempire e credo che lentamente il centro stia riprendendo vita e soltanto riempita di persone una strada può essere chiusa. Ieri non aveva senso chiuderla”. Chiudiamo con lo sport sindaco, il basket tira sempre ma il presidente Giuseppe Cattani continua a predicare nel deserto ammettendo le sue difficoltà a continuare da solo. Il calcio professionistico ha enormi problemi di sopravvivenza con il presidente Riccardo Curci alla ricerca di un acquirente. La politica come può intervenire? “Finiti i tempi dei contributi a pioggia che arrivavano dal Comune. Oggi quello che possiamo fare noi è riuscire con la delicatezza del caso a mettere in contatto le persone e poi uscire di scena senza partecipare direttamente a trattative. Dobbiamo rimanere vigili e attenti, ma non possiamo diventare una parte attiva nelle dinamiche societarie”. Sindaco, ultima battuta, qual è o dovrebbe essere la prima dote di un amministratore pubblico? “Il disinteresse economico. Stiamo formando il prossimo sindaco e la prossima squadra di governo avendo davanti questa stella polare. E' questo il lascito più prezioso che vorrei donare alla mia città, cioè quello di offrire una classe dirigente in grado di amministrare avendo come unico obiettivo la gestione trasparente e disinteressata della cosa pubblica”. Luca Feliziani