Il male dei giovani è l'ansia 2.0

Il male dei giovani è l'ansia 2.0

01.12.2017 - 12:00

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Altro che trasgressione: il problema è ancora l’ansia da prestazione. Ansia 2.0, sia chiaro. E molto altro, legato sempre al dilagare della nuova comunicazione social. I ragazzi italiani che - ce ne sono - fanno uso di droghe o farmaci prima di un rapporto sessuale non sognano di approdare a chissà quali isole di piacere inesplorato, come magari si illudevano di fare i loro genitori se non i loro nonni all’epoca dei figli dei fiori, ma perché così pretendono o si illudono di diventare “popolari”: non tanto presso la partner ma tra altre potenziali conquiste cui possibilmente fare arrivare via web le immagini delle loro imprese. C’è poco da sorridere: la situazione - per i più giovani con questi problemi - richiede una presa di coscienza non più rinviabile. Lo conferma un’indagine online condotta da Skuola.net e Osservatorio nazionale adolescenza su un campione di 3.100 studenti tra i 14 e i 19 anni. Tra coloro che in quella fascia d’età hanno avuto rapporti intimi completi (1 su 3), il 7% dichiara di assumere farmaci o droghe (naturali o sintetiche) o entrambe le cose prima della performance. “Non sono numeri di poco conto - commenta Daniele Grassucci, direttore del portale Skuola.net - urge una riflessione che non può riguardare solo l’insicurezza tipica delle nuove generazioni. Teniamo conto che il 17% degli intervistati maschi considera una cosa normale filmarsi mentre fa sesso e molti di questi (il 44%) hanno poi fatto girare quel video tra gli amici, quasi fosse un trofeo. Il 7% del campione femminile racconta di essere stato filmato mentre faceva sesso. Tra queste ragazze, il 70% è stato vittima di ricatto proprio a causa di quelle immagini hard”.
Il pensiero corre al caso più recente, il suicidio di Michela Deriu a La Maddalena: secondo la magistratura, che ha iscritto tre amici della giovane nel registro degli indagati per istigazione al suicidio, ci sarebbe la minaccia di divulgare sue immagini a sfondo sessuale se non avesse acconsentito a pagare del denaro. “Il sesso da solo - riflette Grassucci - sembra non bastare più, bisogna associarlo ad altre esperienze. Tra i ragazzi immersi nella comunicazione via video, anche il rapporto sessuale, la cosa apparentemente più intima, non può che diventare immagine, spettacolo. Con tutte le conseguenze del caso, anche le più drammatiche, come i ricatti architettati soprattutto quando la relazione finisce. Farmaci e droghe devono servire all’incremento della performance, soffocando paure e timidezze che inevitabilmente ci sono, ancora una volta alla ricerca di popolarità social. Non solo: il 40% dei maschi frequenta abitualmente siti porno, facilmente accessibili in rete. Il 23% ne diventa letteralmente dipendente: privi di educazione sessuale (e sentimentale) quando tocca a loro mimano i comportamenti osservati e molto spesso a loro volta si filmano, convinti che quello sia il solo modo di fare sesso”.
Facciamo in tempo a intervenire? “Il problema - allarga le braccia Grassucci - è che la grande maggioranza dei ragazzi su temi così importanti come il sesso e i sentimenti non viene formato a scuola. Sembra incredibile ma nel Paese il sesso rimane ancora un tabù. Ecco allora le chiacchiere tra adolescenti o le ricerche su internet, compresa la trappola dei siti porno. L’educazione all’affettività e alla sessualità, pur con tutta la sua complessità, deve essere materia obbligatoria. E vanno organizzate le consulenze psicologiche a scuola”

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