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La buona notizia dall'avvocato

Michele Cucuzza
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“Se un lavoratore dipendente ha subìto un tracollo economico, non per colpa sua ma per fatti che non poteva prevedere, quali la perdita del posto di lavoro, la cassa integrazione o una malattia invalidante ma anche per circostanze certamente positive, quali la nascita di un figlio, che però comportano sostanziosi incrementi di spese e quindi sovraindebitamenti, può rivolgersi al tribunale dove risiede per chiedere alla sezione fallimentare o alla giurisdizione volontaria la nomina di un organismo di composizione della crisi con il quale potrà strutturare un piano di rientro graduale dai debiti, adatto alla sua nuova, limitata capacità economica. Senza questa mossa, la banca continuerebbe come prima a chiedere al malcapitato le rate del mutuo, il condominio pretenderebbe i saldi e tutti gli altri creditori potrebbero avviare azioni di pignoramento sulla sua casa, sul suo stipendio, senza tener conto delle recenti, gravi difficoltà che lo affliggono. Con le carte in mano, sarà invece il giudice a stabilire tempi e modi per riequilibrare la situazione, rateizzando e tenendo conto della nuova situazione senza accanimento sul debitore”. Visti i tempi, è una buona notizia quella che arriva dall'avvocato Pasquale Lacalandra, civilista a Milano, esperto di diritto fallimentare e imprese in concordato. La rottamazione delle cartelle di Equitalia, che ridimensiona interessi e more ma concentra in poche rate i tributi da pagare, non c'entra nulla. Si tratta di norme in vigore da cinque anni (normativa n. 3 del 2012), approvate all'epoca del governo Monti ma passate sotto silenzio, quasi del tutto ignorate dai comuni cittadini, perché i relativi decreti attuativi sono arrivati solo due anni dopo. La legge può essere di grande aiuto anche per piccoli imprenditori, artigiani, commercianti, liberi professionisti o agenti di commercio a partita Iva le cui attività sono purtroppo naufragate: nel loro caso però l'eventuale piano di rientro dai debiti, proposto dagli stessi soggetti in difficoltà, deve essere approvato non dal giudice ma dalla maggioranza dei creditori, cioè solitamente dall'agenzia delle entrate, banche e fornitori (il quorum necessario è del 60 per cento). E' concessa la possibilità di riformulare il piano. La legge sul sovraindebitamento del piccolo consumatore, scovata dall'avvocato Lacalandra, riguarda pure tutti gli imprenditori agricoli in crisi, anche di grandi dimensioni. Questo perché l'impresa agricola, per legge, è esente da fallimento. Anche qui, saranno i creditori ad esprimere un parere sul piano di rientro dai debiti presentato dagli interessati. Bilancio provvisorio? “Dopo aver incontrato oltre 2mila persone in difficoltà in tutta Italia” fa i conti l'avvocato Lacalandra “ho già depositato 200 proposte di rientro dai debiti: 20 i casi risolti, tutti a favore del richiedente, con cifre relative ai debiti varianti da 80mila euro fino a un milione. Abbiamo ottenuto riduzioni anche del 70-80 per cento, con rateizzazioni fino a 10-15 anni. E' capitato pure che il mio cliente abbia estinto il debito con il fisco cedendo l'immobile di sua proprietà che aveva un valore nettamente inferiore alla somma complessivamente pretesa”. Intanto un nuovo disegno di legge in preparazione potrebbe rendere ancora più favorevoli le condizioni per chi è finito travolto dai debiti, risentendo del nuovo clima, meno vessatorio, imposto dalla politica agli agenti del fisco.