michele cucuzza bianco e nero

Vi svelo chi è Trump

03.02.2017 - 11:43

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Trump? “Siamo stati due anni assieme all’università, alla Fordham, nel Bronx: un campus privato, gestito dai gesuiti, molto qualificato. Non avevamo ancora neanche 20 anni, lui allora aveva i capelli castani e non portava il ciuffo”. Emilio Iodice è direttore emerito a Roma della Loyola University Chicago, dove insegna “leadership”.
Anche il nostro interlocutore è stato per anni nella stanza dei bottoni in America, consigliere di quattro presidenti, da Nixon fino a Reagan ma dai tempi della gioventù Trump non lo ha più incontrato: “Abbiamo studiato assieme economia e commercio tra il '64 e il '65. Per me, figlio di immigrati italiani, era un sogno essere arrivato lì. Per Donald, figlio di un ricco immobiliarista di New York, quel college era solo un punto di passaggio, voleva trasferirsi all'università di Pennsylvania a Philadelphia, una delle più antiche e importanti d'America. Era già molto ambizioso, si capiva che puntava in alto: lo ricordo molto disciplinato, un bel ragazzo, un atleta, uno che sapeva quello che voleva, desiderava in tutti i modi di essere il primo della classe. Non è più cambiato: ha sempre inseguito il successo, nell'industria, poi anche nel mondo dello spettacolo, e adesso in politica, dove aver successo significa conquistare il potere e, nel suo caso, il massimo del potere. Sono sicuro che Donald vorrebbe essere ricordato come il miglior presidente dagli Stati Uniti. Proprio così. Del suo rapporto con le donne, allora, non ricordo nulla di particolare. Poi è vero che si è fatto la fama del maschilista, sessista: anche se non lo incontravo, era molto noto, a New York in certi giri di sa tutto di tutti. Ma non sono so dove finisca la sua immagine, anche nel rapporto con le donne, e dove cominci la sua personalità autentica”.
Secondo Iodice, malgrado le proteste interne e internazionali, soprattutto in Europa, per la chiusura delle frontiere agli islamici e i primi sondaggi in controtendenza favorevoli a The Donald, bisognerebbe comunque aspettare: “Toccherà ai ministri, una volta insediati, malgrado le dure proteste dei democratici, dal segretario di stato Tillerson, a Mattis alla difesa, a Kelly alla sicurezza interna, a Mnuchin al Tesoro, fare davvero la politica di Trump. Che sarà prevedibilmente nazionalista, di destra, incentrata sulla liberazione dell'impresa da ogni tipo di vincolo, in contrapposizione all'intero orientamento di Obama”. Compresa la riforma sanitaria, per la quale Trump sfida i suoi sostenitori repubblicani che non l'hanno mai digerita: “Volevate abbatterne i costi, senza privare dell'assistenza milioni di americani? Bene, è venuto il momento di provare a farlo”. Vedremo. Senza dimenticare che la controversa nomina del giudice della Corte suprema Neil Gorsuch come la probabile designazione dell'euroscetticoTed Malloch ad ambasciatore nell'Unione europea, considerata uno schiaffo a Bruxelles, non vanno considerate come le uniche scelte di Trump: “Dovrà nominare altri 4.000 alti dirigenti dello stato, giudici compresi, secondo le regole non scritte del classico spoil system americano. Quella sarà l'immagine completa dell'America che ha in mente”.
Intanto 900 alti diplomatici contestano il respingimento degli immigrati con carta verde e permessi di soggiorno:”Anche qui, dopo l'irruenza e il caos dei primi giorni bisognerà aspettare; un decreto esecutivo non basta, toccherà al Congresso intervenire e modificare le leggi sull'immigrazione che già esistono”.
La classica scadenza dei primi 100 giorni di Trump in aprile, secondo Iodice, non sarà solo un passaggio formale: “Il 15 aprile è il giorno della dichiarazione dei redditi negli Stati Uniti. Le tasse e il lavoro (la preannunciata riapertura di centinaia di fabbriche e la legge sulle infrastrutture che prevede per i prossimi 4-5 anni la ristrutturazione di porti, autostrade e aeroporti) saranno il vero banco di prova per Trump. Tutto il resto potrà essere dimenticato dagli americani: il fisco e l'occupazione no”.

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