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I "riflettori" sulla Capitale sono necessari

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Jacopo Barbarito
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il sindaco di una metropoli come Roma, della capitale di un paese come l'Italia, è un personaggio pubblico e, anche se opportunamente invoca le norme che tutelano la privacy e che impongono di non mostrare i volti dei minori, difficilmente si può sottrarre all'attenzione e alla curiosità dei media. Succede a tutti i volti noti, è anche il segno della popolarità e dell'interesse che si suscita. Senza considerare il fatto che, il giorno dell'insediamento, la sindaca si era presentata nell'aula del consiglio comunale con il figlio. Siamo comunque mille miglia lontani dal tritacarne nel quale è finita, suo malgrado, Hillary Clinton da quando si è scoperto che la candidata democratica alla Casa bianca ha una polmonite che ha tentato invano di tenere nascosta. Un video amatoriale l'ha mostrata mentre è svenuta per due volte a New York durante le commemorazioni dei 15 anni dal Ground Zero: lì i cronisti professionisti non c'entravano nulla, oggi chiunque con un telefonino in mano può riprendere senza preavviso qualunque personaggio gli capiti a tiro e sbatterlo in rete in diretta incurante di qualunque norma sulla privacy o diritto alla riservatezza di grandi e piccini. E' naturale che la vicenda Clinton, esplosa nella più grande democrazia globale, abbia assunto proporzioni immediatamente gigantesche: Hillary, sulle orme del marito che aveva mentito negando di aver avuto rapporti sessuali con la Lewinsky, è una candidata inaffidabile visto che non ha detto la verità sul suo stato di salute, sostenendo di avere un semplice allergia, come aveva fatto a suo tempo a proposito delle email di stato spedite da server privati? A causa della sua malattia potrebbe essere sostituita nella corsa alla presidenza dall'ex rivale democratico Bernie Sanders? A che punto della propria marcia verso lo Studio ovale un candidato presidente deve esibire il proprio check-up medico? E quante volte? Domande in apparenza surreali per chi si pone il problema della tutela della privacy, principio che gli stessi democratici americani hanno finito per considerare nel caso della Clinton, ostinata nel non rivelare i suoi guai di salute, una controproducente “tendenza autodistruttiva”. A Roma comunque ci sarebbe ancora spazio per il buon senso e per una via d'uscita che possa conciliare esigenze apparentemente opposte: perché non convocare i giornalisti per spiegare ai cittadini le ragioni delle dimissioni a catena di questi giorni in comune? Chi anima quei poteri forti cui, in dichiarazioni frammentarie, si attribuisce l'origine delle difficoltà di questo drammatico debutto per la nuova amministrazione? Perché non fare dichiarazioni ufficiali dopo l'incontro della Raggi con la collega sindaca di Torino Appendino? Se Di Maio è andato a “Politics” martedì sera perché la sindaca non ha ancora convocato una sola conferenza stampa? I giornalisti rappresentano l'opinione pubblica e hanno tutto il diritto di porre domande ai politici. Chi ha fatto della trasparenza uno dei propri vessilli di credibilità, dovrebbe considerarle non solo necessarie ma anche utili. Un rapporto continuativo e rasserenato con i media malgrado i problemi in campo servirebbe anche - è prevedibile - a allentare la pressione sui momenti non istituzionali della vita quotidiana della sindaca.