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"Asintomatici? Contagio raro", Oms divide esperti  

AdnKronos
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"Gli studi complessivi sulla trasmissione da soggetti asintomatici sono difficili da condurre, le prove disponibili grazie al contact tracing e riportate dagli stati membri suggeriscono che i soggetti infettati e asintomatici abbiano meno probabilità di diffondere il virus rispetto a quelli che hanno sviluppato sintomi". Ad affermarlo Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il coronavirus dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Parole che non hanno lasciato indifferenti gli esperti che la pensano in modo diverso tra di loro.  Il virologo italiano Andrea Crisanti pensa "sia una stupidaggine". E all'Adnkronos Salute dice: "Gli asintomatici trasmettono e basta, questa è la realtà".  Per stabilire l'eventuale trasmissibilità del coronavirus da parte di persone asintomatiche o presintomatiche (che svilupperanno i sintomi successivamente) "mancano ancora prova scientifiche", spiega Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani di Roma: "I dati sono ancora limitati, non c'è certezza sulle modalità di trasmissione. Servono studi di lunga durata per avere evidenze incontestabili".   A pensarla in sostanza come Maria Van Kerkhove è Donald Yealy, direttore della Medicina d'Urgenza della University of Pittsburgh Medical Center (Upmc). "Il rischio di contagiarsi con il nuovo coronavirus da qualcuno che non sa nemmeno di avere l'infezione, nelle nostre comunità, è molto piccolo", afferma l'esperto secondo il quale inoltre, anche se non sono chiari i motivi, la prevalenza e la gravità di Covid-19 sembrano essere diminuite. Probabilmente questo è avvenuto per un'interazione di elementi tra cui il tempo, possibili cambiamenti genetici nel virus, persone che stanno più attente e migliori decisioni e trattamenti medici. Sta di fatto che, secondo Yealy, sempre meno persone risultano positive e coloro che lo sono si ammalano in una forma non grave. "Tutti i segnali che abbiamo a disposizione in questo momento mostrano che questo virus è meno diffuso di quanto non fosse settimane fa", ha detto Yealy aggiungendo: "E tra le persone che risultano positive, la quantità totale di virus che il paziente ha è molto inferiore rispetto alle prime fasi della pandemia".