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Caccia al cinghiale, polemiche per i divieti nelle aree colpite dal terremoto

Leonardo Ranalli
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A poche ore dalla riapertura della caccia al cinghiale divampa la polemica sullo stop arrivato per l'area di Amatrice e Accumoli. Una doccia gelata, questa, che sarebbe stata causata dalle indicazioni date dalla Prefettura e recepite dalla Regione Lazio che ha escluso le zone del terremoto dalle mappe della stagione venatoria. Le questioni all'origine del provvedimento sembrerebbero essere sostanzialmente due: quella dell'incompatibilità di persone armate in aree vulnerabili e quelle del possibile intralcio con gli operatori del soccorso.  Argomentazioni, queste, impugnate dai cacciatori e dalle associazioni di categoria. A denunciare il malcontento generato dal provvedimento è stato intanto il presidente provinciale di Italcaccia, Vincenzo Ricci: “Abbiamo provato a parlare con i tecnici della Regione, ma non ci sono state date le risposte attese e quindi ci siamo rivolti alla parte politica per spiegare e far capire che la nostra presenza in quelle aree non sarebbe un rischio o una minaccia, ma un motivo di sicurezza in quanto i cacciatori sarebbero i primi a vigilare sul territorio interessato dal sisma”. E proprio dalla politica sono stati manifestati i mal di pancia con il deputato Fabio Melilli in testa che ha recepito le istanze dei cacciatori dopo che gli stessi hanno comunque avuto da sempre un buon rapporto con lo stesso per l'azione messa in campo in materia negli anni passati. “Mi dicono – ha scritto su Facebook il deputato - che su sollecitazione del Prefetto è stata vietata la caccia nelle zone terremotate. Non possiamo chiedere alle persone di restare e poi impedire loro di fare una vita normale”.