Bachelet firma legge su aborto in Cile: "donne non siete sole"

Presidenta: "Saldato debito enorme con le donne cilene"

15.09.2017 - 19:00

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Santiago, (askanews) - La presidente del Cile Michele Bachelet ha promulgato la legge che depenalizza l'aborto, mettendo fine a 30 anni di divieto totale dell'interruzione di gravidanza nel paese sudamericano.

Approvato in Parlamento ad agosto, dopo due anni e mezzo di dibattito e conseguente ping-pong tra le due camere, il testo di legge è dovuto passare in corte costituzionale, dopo il ricorso della destra conservatrice che si appoggiava sul principio al diritto alla vita che si trova nella Costituzione.

"Oggi, finalmente. Firmiamo la legge che consacra il diritto di ogni donna a decidere sul suo corpo e sulla sua gravidanza, in tre casi estremamente precisi e umanamente difficili".

L'aborto in Cile potrà ora avvenire infatti in tre casi precisi: quando la vita della donna è in pericolo, quando il feto non sopravviverebbe alla gravidanza, e in caso di stupro.

"Con questa legge, saldiamo un debito enorme con le donne del Cile. E inoltre ci mettiamo al passo con le legislazioni negli altri paesi del mondo, che ci hanno mostrato come la criminalizzazione in tutti i casi dell'interruzione di gravidanza rappresenta una mancanza in materia di rispetto dei diritti umani perché mette in pericolo il diritto alla vita e all'integrità fisica e psichica delle donne" ha detto Bachelet. "Il principio che abbiamo stabilito tramite questa legge è chiaro: donne, non siete sole. Lo Stato non può obbligarvi a vivere una situazione di enorme violenza e di sofferenza se non vi sentite in condizione di farlo o se non è questa la vostra volontà".

Questa depenalizzazione, sostenuta secondo i sondaggi dal 70% della popolazione, segna un cambiamento storico nella società cilena, uno degli ultimi paesi sviluppati ad avere riconosciuto il divorzio solo nel 2004. Per oltre 50 anni, fino al 1989, l'aborto era permesso in due di questi casi (non per lo stupro, ndr), ma prima di lasciare il potere il dittatore Alfonso Pinochet (1973-1990) l'aveva totalmente vietato.

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