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Rieti, 6 mila diventati poveri e 801 non hanno da mangiare

08.06.2018 - 18:13

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“Emergenza sociale in città e provincia dove nei primi mesi del 2018 si registra un’allarmante situazione di povertà e resta alta l’attenzione nei confronti di chi è in difficoltà”. E’ l’analisi di don Fabrizio Borrello, direttore della Caritas Diocesana di Rieti, sulla situazione che investe in pieno il territorio. “Uno stato, quello della povertà, che può arrivare all’improvviso, basta una lettera di licenziamento” dice. Rieti è una realtà piccola e non sfugge la situazione di emergenza che si sta vivendo. Il capoluogo sabino non è infatti estraneo, ma anzi vive appieno le difficoltà economiche in cui versa il Paese, acuite da un impoverimento del tessuto economico locale che sembra inarrestabile. “Le situazioni di povertà nascono, nella maggior parte dei casi, da problemi legati al mondo del lavoro. Quando in una famiglia c’è un solo stipendio e si perde il posto di lavoro comincia l’agonia - aggiunge don Fabrizio - si fa fatica ad arrivare a fine mese e scattano gli aiuti necessari per fare in modo, per quanto possibile, che tutti abbiano una vita dignitosa. A questo tenta di far fonte anche la Caritas, con la distribuzione di generi alimentari e supporto nel pagamento di bollette unitamente all’emporio in piazza Oberdan”. E poi ci sono i servizi sociali del Comune con l’assessore Giovanna Palomba che ha dato avvio al progetto “Porta sociale”. “I dati risalenti allo scorso gennaio parlano di emergenza sociale – aveva detto l’assessore durante la presentazione del progetto - a Rieti e provincia si registrano 6mila persone in povertà relativa. In 6 mesi di progetto sono state assistite 801 persone in povertà assoluta (incapaci di acquisire i beni e i servizi necessari a raggiungere uno standard di vita minimo accettabile) con la consegna di 267 pacchi”. Pacchi anonimi sono ciò che i servizi sociali fanno recapitare quasi ogni giorno a coloro che sono in difficoltà. Il progetto prevede la distribuzione di derrate alimentari e, successivamente, un percorso di sostegno diverso come quello del progetto orti, per l’inserimento di persone in disagio economico, in ambito agricolo. “Sono molte le persone che, per vergogna del proprio stato, non vogliono far conoscere la condizione di miseria in cui vivono richiedendo la massima riservatezza” spiega Borrello. Il progetto “La porta sociale” prevede l’assistenza emergenziale di famiglie in povertà assoluta e coinvolge diverse associazioni di volontariato: “Aiutiamo anche la mensa di Santa Chiara – ha detto Palomba - e c’è una grande rete solidale che risponde a chi chiede aiuto. Nannina è la ‘regista’, poi ci sono i volontari della mensa di Santa Chiara, il Guazzabuglio, la Croce Rossa, i Cavalieri di Malta, la Caritas diocesana, Cuore amico, Gli amici del cuore, il Volontariato Vincenziano, Adra Italia e il Fosso di Helm”.

Ilaria Faraone

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