Cerca

Sabato 25 Febbraio 2017 | 01:03

RIETI

"Senza assunzioni nel 2018 sarà la fine della sanità pubblica”

San Camillo de' Lellis

Codice rosso nella sanità pubblica del Lazio: un appello a Regione e Ministero per salvarla. A lanciarlo Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Anaao Assomed, Fp Cgil Medici, Cisl Medici, Uil Medici strutture di Roma e del Lazio che chiedono assunzioni oppure, dicono, nel 2018 sarà la fine del sistema pubblico. Con una lettera congiunta alla ministra della salute, Beatrice Lorenzin, e al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, le sigle sindacali del lavoro pubblico e dei medici di Cgil, Cisl e Uil e l’Anaao Assomed di Roma e del Lazio dicono: “Senza assunzioni nel 2018 il Lazio dirà addio alla sanità pubblica”. E si danno appuntamento al 2 marzo per un’assemblea che apra il dibattito alla società civile, per scongiurare quello che definiscono un “vero e proprio smantellamento del sistema sanitario pubblico”. “Il Lazio, la cui sanità affronta un commissariamento e un piano di rientro durissimo, - argomentano nella lettera - in questi anni ha pagato il prezzo più alto in un sistema già di per sé pesantemente colpito dai tagli lineari alle risorse e al personale: perso più del 19% del contingente totale, oltre 10mila operatori in meno solo tra il 2006 e il 2015, ed età media sopra i 52 anni. Dati ben più negativi di quelli, già preoccupanti, del resto del Paese. E il peggio, qualora il Governo non cambiasse orientamento, è alle porte. Il documento redatto dall’esecutivo e attuativo di un sistema di standard inaccettabili per il calcolo del personale, mette nero su bianco una prospettiva magra: non più di 300 assunzioni tra il 2016 e il 2018 contro le 3.500 del piano regionale. Senza un passo indietro, nel 2018 la perdita totale - aggiungono i sindacati- raggiungerebbe le 15mila unità, con un contingente di personale che passerebbe dai 50mila operatori del 2006 a poco più di 35mila. Un simile scenario metterebbe la parola fine alla sanità pubblica in questa regione. Non staremo a guardare - concludono - e metteremo in campo una larga mobilitazione sociale in difesa del pilastro del nostro welfare”. Appuntamento al 2 marzo.

Più letti oggi

il punto
del direttore