Nuovo presidente e sfida dell'autonomia

Nuovo presidente e sfida dell'autonomia

05.01.2015 - 14:35

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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha pronunciato il suo ultimo discorso di fine anno rivolgendosi idealmente al suo successore che ha indicato in modo esplicito come destinatario del suo messaggio. Egli ha sottolineato l'importanza di chiudere "la parentesi di un'eccezionalità costituzionale", che lo ha visto protagonista con la rielezione del 2013, richiamando il Parlamento e le forze politiche a prepararsi con serenità, maturità e senso di responsabilità alla prova dell'elezione del nuovo capo dello Stato. In questi giorni si susseguono i retroscena sui nomi dei possibili candidati, ma credo sia più opportuno delineare in modo preliminare alcune caratteristiche di fondo che sarebbe auspicabile fossero possedute dal prossimo presidente della Repubblica. Occorre partire da una duplice considerazione: raccogliere l'autorevole e impegnativa eredità di Napolitano non sarà un'impresa facile e la navigazione dell'Italia, in una situazione di perdurante crisi economica, politica e civile, è bene che continui ad avvenire grazie alla spinta di due motori, entrambi efficienti, quello del presidente del Consiglio e quello del Capo dello Stato. La stella polare che deve guidare i circa mille grandi elettori deve essere l'interesse nazionale e repubblicano: vale a dire non la tutela oppure la promozione di una parte o di un gruppo, ovvero la protesi di una maggioranza di governo o di un singolo partito, ma la valorizzazione di un'entità più ampia ed elevata, immateriale, ma concretissima, in grado di comprendere e di garantire il numero più grande possibile di cittadini italiani. Posto questo obiettivo, il principale valore che il presidente della Repubblica deve incarnare è quello dell'autonomia dagli altri poteri dello Stato, con la necessaria autorevolezza per poterla esercitare in modo libero dal momento che egli deve essere fedele solo e soltanto alla Costituzione. A mio parere, nell'attuale fase storica che l'Italia sta attraversando, i requisiti del nuovo Capo dello Stato devono essere essenzialmente tre in ordine decrescente di importanza. Anzitutto sarebbe bene che egli avesse sufficiente esperienza politica e sensibilità nei riguardi dei delicati meccanismi di funzionamento della vita parlamentare: dunque non un tecnico o un esponente della società civile "presunto casto", ma una personalità, uomo o donna poco importa, che non occupi quella carica perché è un simbolo di qualcosa che rimanda ad altro, ma perché ha già dimostrato di essere in grado di esercitare una specifica funzione nella vita politica nazionale. Serve una figura, non una figurina, meglio autorevole che nuova. L'Italia si trova in una delicata fase di transizione economica e politica ed è come se camminasse sospesa su un filo, esposta ai venti del populismo e della demagogia, senza avere come rete di protezione un sistema istituzionale efficace e in grado di contenere le nuove raffiche anti-europeiste, anti-fiscali e xenofobe che si intravedono all'orizzonte. In secondo luogo sarebbe utile che avesse una specifica competenza economica e un campo di relazioni in grado di garantire l'Italia nel contesto europeo, il vero campo dove si gioca la sfida del nostro destino come nazione. Spezzare la spirale recessiva alimentata dalla dottrina dell'austerità, al di la della propaganda, non sarà un compito facile e la presenza di un doppio punto di riferimento per i nostri esigenti interlocutori europei potrà aiutare lo stesso governo nella sua concreta azione politica. Infine, sarebbe necessario che il prossimo Capo dello Stato avesse una buona esperienza e cultura costituzionale perché il processo di riforme istituzionali che sta caratterizzando questa legislatura è un'occasione storica irripetibile e dovrà proseguire con una determinazione pari alla sensibilità rispetto a un tema centrale, quello dell'equilibrio complessivo tra i poteri, che a tutt'oggi mi sembra l'aspetto più colpevolmente trascurato. Se consideriamo questi tre criteri presi nel loro insieme, seppure con diverse gradazioni interne, ne deriva che i possibili candidati alla presidenza della Repubblica si contano in realtà sulle dita di una sola mano. Credo che Renzi abbia il coraggio e la forza politica necessaria per accettare questa sfida dell'autonomia e spero che i grandi elettori del Pd abbiano la saggezza di sostenerla in modo unitario nel segreto dell'urna: non coglierla sarebbe un errore che nel medio periodo indebolirebbe in un colpo solo la sua leadership di governo, il ruolo del Partito Democratico e, ciò che più conta, l'Italia nel suo insieme.

miguel.gotor@senato.it

 

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