Aiutiamo chi soffre vicino a noi, non solo chi è lontano

Aiutiamo chi soffre vicino a noi, non solo chi è lontano

23.11.2014 - 15:06

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Nel vangelo di domenica 23 novembre (Mt 25,31.46) Gesù descrive quello che avverrà alla fine dei tempi. Anche in questo caso ricorre ad una parabola: un grande sovrano raduna tutti gli abitanti della terra per il giudizio finale, in cui ognuno riceve il bene o il male a seconda di come ha vissuto. Il sovrano parla di un bene e di un male che è stato fatto a Lui, anche quando è stato fatto concretamente ad altri. Per i giusti il sovrano ha parole dolcissime e li invita: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”. Poi si mette ad elencare dettagliatamente il bene compiuto dai giusti, che non hanno al loro attivo imprese eccezionali. Al contrario, niente di eroico o di straordinario: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi“. I giusti hanno semplicemente voluto bene alle persone a loro vicine e questo amore si è fatto concreto: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me”.Tutto il bene compiuto in maniera generosa e gratuita diventa prezioso, perché Dio lo considera rivolto direttamente a Lui. Il bene che hanno compiuto è sembrato loro ovvio, normale. Non l’hanno vissuto come un modo per essere migliori, per sentirsi bravi. Non hanno tenuto la contabilità delle loro buone azioni, hanno semplicemente amato. Gesù qui parla di gesti molto semplici, ma che per essere realizzati chiedono la vicinanza all'altro. È solo guardando il volto di chi ha fame, sete o freddo che riconosciamo in lui il volto del Signore. È solo guardando il volto di chi piange, soffre o è solo, che riconosciamo in lui il volto del Signore. Non pensiamo subito ai poveri lontani, quelli che non conosciamo e che perciò sono senza volto. Certamente aiuteremo anche loro, ma la parabola di oggi si rivolge alla nostra quotidianità.

Con la collaborazione di Andrea Grippo

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