Il Campidoglio e le sue oche

Il teatrino delle fake news

29.11.2017 - 15:26

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Adesso, nell’agenda della politica, è il momento delle fake news.
Magari, fra qualche settimana, saranno passate di moda (non di.. sostanza), intanto però lo scontro virulento tra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle le ha messe al centro dell’attualità. Tutto è cominciato con due inchieste, apparse a pochi giorni di distanza sul sito giornalistico BuzzFeed e sul New York Times, che hanno rivelato trasversalità di siti riconducibili a M5S e alla Lega.
Da qui l’uscita di Matteo Renzi che, sullo sfondo di una Leopolda proprio dedicata al tema, ha replicato e chiesto una legge sulla fake news e le controrepliche degli avversari... in un botta e risposta che, come accade spesso, rischia di avvolgersi su se stesso, in un vortice in cui, se era già difficile all'inizio capire e distinguere, alla fine ti ritrovi in un’orgia di attacchi e contrattacchi, rumori, boati, rivelazioni e accuse reciproche, nelle quali è impossibile districarsi per trovare un barlume di verità.
Resta però il nodo delle fake news che, sarà bene sottolinearlo, non sono un’invenzione, ma un inquilino strutturale del torrenziale flusso di informazioni quotidiano.
Di fronte al quale l'utente non ha argini per proteggersi e su cui fondare un pur esile tentativo di verifica di ciò che gli viene raccontato.
Le fake ci sono e non da oggi perché chiunque abbia un interesse in gioco, qualche sia, è portato a costruire e diffondere la sua verità e, nel caso, ad associarla ad argomenti che, indipendentemente dalla loro realtà, siano funzionali alla propria causa, in primis quelli che colpiscono al cuore l’immagine degli avversari. Pratica antica, antichissima, se già Aristotele, secondo la vulgata, avrebbe sentito il bisogno di affermare “<CF91>Amicus Plato, sed magis amica veritas</CF>”. Pratica antica e recente, a cui ricorrono regimi e individui, maneggiata provocatoriamente in modo da denudarla da Orson Welles quando alla radio raccontò in diretta l’invasione degli alieni nelle strade di New York.
E poi c’è Internet, il mare magno delle notizie, in cui chiunque può infilare quello che vuole da una delle infinite e incontrollabili porte di accesso, confezionando bufale che non solo viaggiano ma passano da un sito all'altro, da un utente all'altro fino a raggiungere una massa critica e a ingenerare una doppia percezione: la fiducia di chi le fa proprie, “perché l’ho letto su Internet” (come una volta si diceva “l’ha detto la televisione”) di contro alla rassegnazione di chi non crede più a niente.
I tanti, tantissimi che credono e la solitudine di chi si ritrae disilluso e senza speranze, mentre le tradizionali autorità si sgretolano (partiti, scuola, media..).
A questo si aggiunge l’uso con l’accetta di concetti che forse meriterebbero una qualche attenzione e cautela.
Si parla senza battere ciglio di “realtà” e “verità”, come se ci fosse un paletto indiscutibile a separarle e non vivessimo - e non da oggi - in una zona strutturalmente grigia che cambia e diviene, obbligando a una continua, ininterrotta, verifica.
Il problema è che quei concetti divengono essi stessi elemento del contendere, maschere di interessi, giochi e doppi giochi, in un groviglio inestricabile.
Per non parlare del nuovo deus ex machina che a tutto soprintende, metamorfico e trasversale, l’algoritmo che senza posa costruisce la visione del mondo più confacente ai nostri desideri e alle nostre preferenze.
Ci stiamo dentro e la battaglia è impari.
Le fake ci sono, e saranno sempre più, ma sono solo l’epidermide ingannevole e menzognera di una macchina impassibile che ci trastulla mentre intreccia interessi, fabbrica opinioni e genera i nuovi poteri. 


guidobarlozzetti@tin.it

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