Il Campidoglio e le sue oche

IN FONDO AL POZZO

Cristo e l'orco

19.07.2017 - 12:06

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Nella storia della chiesa, Ratisbona è la sede della prima diocesi tedesca, fondata nel 739 da Bonifacio di Magonza, monaco benedettino ed evangelizzatore dei territori di Germania.Oggi Ratisbona rientra in quella storia con il cuneo squassante della violenza e dell'abuso sessuale sui minori. Doveva essere la scuola del coro, delle voci bianche che dovevano accompagnare cerimonie ecclesiastiche e eventi importanti e, invece, il documento di un avvocato, Ulrich Weber, incaricato dalla chiesa di indagare, attesta che fra il 1945 e l'inizio degli anni Novanta, 547 bambini furono oggetto di violenze e 67 di abusi sessuali, in alcuni casi di entrambi. Non bastasse, si scopre che per trent'anni il coro fu diretto da Georg Ratzinger, fratello del Papa Emerito Benedetto XVI. Concerti in tutto il mondo, registrazioni con la Deutsche Grammpophon, esibizione davanti alla Regina d'Inghilterra e a Giovanni Paolo II.
Il rapporto è circostanziato, parla di un "sistema della paura" per fondare la disciplina e assicurare i risultati, e individua responsabilità a tutti i livelli, ispirate sempre alla logica del silenzio e della rimozione. Meglio affrontare la questione in casa, se poi sarà stata affrontata, piuttosto che ammettere pubblicamente dei comportamenti di cui i numeri dicono l'impressionante diffusione e ripetizione negli anni.
Le testimonianze delle vittime parlano di inferno, prigione, campo di concentramento, e danno il senso dell'abisso che separa questa realtà dall'immagine di purezza e innocenza di un coro infantile.
Nel chiuso di quella scuola di Ratisbona si era stabilita un'atmosfera da universo concentrazionario che forse avrebbe sconcertato anche gli studiosi che hanno rivelato le logiche del potere che hanno presieduto a quel tipo di istituzioni. Tanto più trattandosi di bambini che dovevano cantare a gloria di Dio.
E Georg Ratzinger? La sua ultima dichiarazione risale al 2010, dice di essere stato all'oscuro e che se avesse saputo sarebbe intervenuto. L'ombra si allunga anche sull'allora vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig Müller, che nel 2012 Papa Francesco ha nominato alla Segreteria del Sant'Uffizio, salvo rimuoverlo pochi giorni fa. Esattamente come ha fatto con il cardinale Pell, Prefetto per gli affari economici, sospeso in attesa che si concluda in Australia il processo per molestie e stupro su minori.
Un'altra scossa scuote la Chiesa, l'ultima di un terremoto che rischia di minarne a fondo la credibilità e l'autorevolezza.
Francesco ha tuonato a più riprese contro la "lebbra della Chiesa", ha incontrato vittime, ha chiesto perdono alle famiglie, ha formalizzato il reato di abuso episcopale per chi non denuncia.. Basterà la sua voce? Basterà la sua ira angosciata? E cosa dirà adesso che la tempesta tocca il fratello del suo predecessore che risiede accanto a lui in Vaticano?
E' un momento assai delicato e il Papa si ritrova solo, certo con il suo carisma, di fronte a un vulnus che non può essere liquidato come episodico, casuale, legato alla singolarità dei casi. E' la figura stessa del sacerdote e l'esercizio stesso della sua funzione che vengono chiamati in causa e la connotazione di genere tutta al maschile della Chiesa cattolica. Il mondo sta cambiando e la secolarizzazione avanza, forse è venuto il tempo di riandare al tempo delle origini per ritrovare la linfa vitale della missione evangelica e di un apostolato non irreggimentato in istituzioni divaricate fra la luce del sole e una sagrestia peccaminosa.
Cristo non è venuto quaggiù per raccontarci la favola dell'orco.

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