Il titolo che vorrei

Il titolo che vorrei

28.12.2016 - 12:36

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Si avvicina l'ultimo dell'anno e mi chiedo se, dopo tante, pessime, notizie commentate in questi dodici mesi, ce ne sia una che più delle altre mi piacerebbe si annunciasse in questo scorcio del 2016.
Le notizie, lo sappiamo, non possiamo sceglierle, arrivano, si impongono, spesso o quasi sempre per la loro attualità drammatica. E' questa qualità violenta, sanguinosa, crudele, che le candida immediatamente a diventare un titolo e a occupare la vetrina di giornali, telegiornali e siti online. E, purtroppo, il loro flusso è ininterrotto e nulla nell'immediato fa sperare che possa diminuire d'intensità o prendere una piega che non sia quella terribile alla quale ci ha abituato. Eppure, per una volta almeno, voglio immaginare che all'improvviso si annunci l'impensabile, che contravvenendo a tutte le aspettative deluse finalmente si manifesti la notizia che non ti saresti mai e poi mai immaginato. Un sogno-notizia! O una notizia-sogno che sfidi l'incredulità e dica che l'impossibile si è realizzato!
Che so? Che sono cessati i bombardamenti in Siria e in particolare ad Aleppo. Che si sono finalmente messi tutti d'accordo con una risoluzione stabile e duratura, e non effimera come finora è sempre accaduto. Pensate al titolo, "La pace regna ad Aleppo", basta con le macerie, gli ospedali bersagliati, i corridoi umanitari nel mirino dei cecchini, le colonne dei profughi.. Assad ha fatto un passo indietro, le fazioni fieramente avverse si sono incontrate e così gli Stati Uniti e la Russia, gli sciiti e i sunniti, i curdi e i turchi e, ciliegina indispensabile, pure l'Isis. Già, pure l'Isis che ha finalmente smesso di rivendicare gli attentati e di fomentare la guerra santa contro gli infedeli in Oriente e Occidente. Ha detto basta, non decapiterà più gli ostaggi, ammainerà la bandiera nera, nerissima del Califfato, non farà più affari sottobanco.., e con lei anche i paesi che predicano bene e razzolano malissimo, perché non dobbiamo dimenticarlo, l'Isis è anche un alibi, una foglia di fico dietro a cui si nascondono interessi internazionali e geopolitici che mettono avanti a tutto la realpolitik.
Sarebbe bello no? Il Capodanno introduce una vera discontinuità nelle news. Punto e a capo, si cambia e si manda in archivio il solito tran tran, il Monte dei Paschi che costa una tombola ricapitalizzare, la disoccupazione dei giovani, la legge elettorale che, più dicono ufficialmente si avvicini, più invece sembra spostarsi sine die, i ministri che dicono cazzate, le opposizioni che sparano nel mucchio, le colonie israeliane che continuano a crescere nei territori occupati, il prete che invita la cittadinanza a partecipare alla messa funebre per il boss, l'ennesimo avviso di garanzia al corrotto di turno, la temperatura globale che non accenna a diminuire, gli autobus di Roma che non smettono di sfasciarsi, il barcone stracarico che si capovolge in mezzo al Mediterraneo, i vitalizi che escono dalla porta e rientrano dalla finestra, la natalità che non smette di precipitare, i genitori che non la piantano di pestare i professori, la guerra fra i poveri che devasta le borgate e i paesi, gli uomini che continuano a uccidere le donne, il pil che procede come una lumaca, i camion che premono sull'acceleratore nei mercatini delle feste.. Quanto sarebbe semplice, basterebbe invertire il segno da negativo in positivo! Un'illusione? Certo, ma coltiviamola almeno per questi due o tre giorni che mancano al Capodanno. Voglio sforzarmi di crederci, aspettando il primo titolo dell'anno che, finalmente, ci riempirà di gioia!

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