La scrofa e l'accozzaglia

La scrofa e l'accozzaglia

23.11.2016 - 10:42

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Il 4 dicembre si avvicina è la temperatura del confronto fra il Sì e il No sale. Francamente non è un bello spettacolo. Non voglio fare il moralista o il nostalgico di presunte buone maniere che una volta avevano la politica e i partiti che la rappresentavano.
Voglio solo provare a chiedermi perché siamo arrivati a questo punto.
Due esempi, tra i più recenti, Grillo che da della “scrofa ferita” al Presidente del Consiglio, che a sua volta definisce “un’accozzaglia” il fronte di chi vuole bocciare la riforma. E via di questo passo.
Perché, dunque?
Intanto, è chiaro lo scenario.
Renzi contro tutti e tutti contro Renzi. Con improvvida personalizzazione e nonostante i tentativi di retromarcia, il Presidente del Consiglio si ritrova solo contro tutti e, qualche che ne sia la causa, la posta in gioco del referendum vede inevitabilmente slittare il piano del merito su quello di una sorta di ordalìa affidata al voto sul suo destino.
I due piani sono ormai inscindibili e surdeterminano il confronto che soffre di uno strabismo strutturale e selvaggio.
Già, selvaggio, perché ormai siamo all’arma bianca.
Con un altro paradosso, perché Renzi, partito come rottamatore e iconoclasta dell’apparato, si ritrova a impersonare la politica, nel senso deteriore che le attribuiscono i suoi competitors, in particolare le estremità salviniane e grilline: congrega, lobby autoreferenziale, centrale di affari, corruzione, abuso della rappresentanza, deriva autoritaria e via dicendo. Risponde e non riesce, non può districarsi tra il merito della riforma e un riflesso populista speculare a quello degli avversari.
Di contro, quelle estremità alzano - sarebbe meglio dire abbassano - il tiro e puntano alla parte più emotiva e incazzata del loro, ne assumono il gergo che non prevede mediazioni, e si danno all’invettiva più brutale e replicano sui media lo sfogo che nasce dalla rabbia di chi non si sente rappresentato, vive una marginalità sconosciuta e, addirittura, drammatica, a fronte della quale il ragionamento, la pacatezza del linguaggio, le distinzioni - che siano dettate dallo stato delle cose o dai tempi di un riformismo che si illude ancora di se stesso - arretrano irrimediabilmente.
E’ un gioco perverso che sta diventando una spirale, in cui non ci sono possibilità di dialogo e ci si ritrova con fronti l’un contro l’altro armati, in un contesto che li rende comunque incapaci di confrontarsi se non attraverso la più radicale negazione l’uno dell’altro.
Questo gioco non è nuovo, veniamo da anni di talk-show a base di risse e delegittimazioni dell’avversario - vogliamo ricordare che la politica italiana è vissuta dal 1994 sul pro/contro Berlusconi?! - adesso, sta cambiando di passo: il protagonista è diventato Renzi ed è lui a far da discrimine positivo e negativo.
Se mai abbia coltivato il sogno di consolidare un'egemonia con la riforma costituzionale, ora si trova di fronte a un potenziale boomerang che lui stesso ha collaborato a lanciarsi contro, avendo di fronte non un'opposizione fatta di partiti - come era ancora quella anti-berlusconiana- ma una schiera composita che, con leaderismi esasperati, nega qualunque profilo tradizionale e scientemente va all'assalto del Palazzo d’Inverno e del suo inquilino.
In tutto questo, è il tessuto delle istituzioni che mostra tutta la sua inadeguatezza a fronte di una personalizzazione della politica che manda in soffitta qualunque sistema di mediazioni, intese non come bassa contrattazione, ma come la cornice in cui la democrazia si è storicamente collocata e sviluppata. Comunque andrà, non sarà affatto tutto come prima.
guidobarlozzetti@tin.it

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