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il punto del direttore

L'indice puntato e l'attacco alla stampa

10.09.2017 - 16:00

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Un attacco alla stampa. Non ci sono altre spiegazioni o letture. I fatti sono fatti, il resto sono chiacchiere. Una testata, Libero in questo caso, ha subìto la "visita" di un signor hacker che si è introdotto nel sito bloccandolo per ore e ore. Non sono mancati insulti e minacce e a quanto risulta nella rivendicazione si è trattato della risposta di Anonplus a recenti prese di posizione su immigrati e malaria. Ma senza entrare nel merito, vanno citati altri due fatti. Il primo: i rappresentanti della categoria dei giornalisti (Ordine, Fnsi e blogger vari) si sono schierati contro il quotidiano di Vittorio Feltri (e anche contro Il Tempo) accusandolo di titoli da "caccia all'untore", addirittura ventilando esposti da presentare alla magistratura per istigazione all'ideologia nazifascista e per procurato allarme. Il secondo: sempre i rappresentanti della categoria si sono cimentati in una solidarietà di circostanza e di facciata l'altro ieri, il giorno dell'attacco informatico.
Bene, anzi male. Perché su questa vicenda due tre cose vanno dette, quanto meno per aprire una riflessione sul ruolo dell'informazione in questo Paese. Allora, si può essere non d'accordo e anche criticare titoli e articoli, ci mancherebbe altro, siamo in democrazia ma arrivare al punto di puntare l'indice con accuse pesantissime ce ne corre. Invocare il rispetto delle regole deontologiche dovrebbe valerenei confronti di tutti e non chiudere un occhio se a violarle è un organo amico o vicino. Questa è disonestà intellettuale, se non altro.
Poi, secondo aspetto, se si infrangono leggi esistono strumenti che vanno dalla rettifica alle vie legali, ma se a ergersi a paladini dell'informazione come se fossero i depositari assoluti della verità sono i rappresentanti di categoria allora c'è qualcosa che non torna.
Inoltre, se una testata, anche quella più lontana dalle nostre idee e dalla nostra sensibilità, viene attaccata la reazione più comprensibile sarebbe quella di una mobilitazione seria e massiccia e non comunicati con i distinguo.
Per non parlare dei pericoli della rete, quelli sì concreti, per la salute e il mercato dell'informazione. Se in un ambito come il web si può scrivere di tutto e di più, e senza rispetto e senza paletti perché si tratta di un vero e proprio far west tra fake news, hackeraggi e account fasulli, sarebbe molto meglio concentrare attenzione e impegno su questo anziché ridursi a una guerra tra poveri.
Insomma quello che è accaduto a Libero, al di là del perché è del percome, dovrebbe suonare come un campanello d'allarme per tutta la categoria, per chi la rappresenta, e soprattutto per i lettori o i telespettatori, che sono i consumatori finali. Un'informazione che perde tempo a punzecchiarsi, a farsi i dispettucci, invece di chiedersi e soprattutto rispondersi su quale futuro l'attende rischia di decretare la propria fine, suonando in anticipo il de profundis.

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