Chi guarda il dito si perde la luna

22.03.2015 - 15:57

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Tutto a posto. Niente in ordine. Una grande, immensa baraonda. Ecco, questo è il quadro dei lavori in corso nei partiti per la formazione delle liste. Un'operazione di tagli e cuci con le segreterie armate di bianchetto o meglio di matite con le gomme perché i posti in palio sono ridotti, appena venti, e gli aspiranti il doppio se non il triplo. Dentro il Pd i criteri della scelta sono stati diramati da Roma, i nomi e i cognomi dovranno rispettare un mix di competenze, territori e correnti, oltre che generi. Intanto dalle parti del centrosinistra si lavora anche a liste di ispirazione civica oltre a inglobare un pezzo della sinistra. L’altro pezzo andrà da solo con un proprio candidato presidente. La situazione più ingarbugliata si registra, ancora una volta e non è una novità, nel centrodestra. Qui sta avvenendo di tutto e di più. Con fatica si era arrivati a convergere su Claudio Ricci, sindaco di Assisi e candidato in pectore da almeno un anno e mezzo. Lanciato da una parte di Forza Italia, dal Ncd e da una parte di FdI, era ritenuto l’uomo giusto per sfidare la governatrice uscente Catiuscia Marini e provare a vincere, ma gli stessi partiti, le segreterie per intenderci, hanno prima cercato un altro candidato, poi hanno accettato le primarie che lo stesso Ricci chiedeva tranne poi cambiare idea e rigettarle. Primarie che sono state concesse perfino da Roma nonostante questa parola non sia ipotizzata nel vocabolario di Forza Italia. Alla fine, dopo tanta fatica, Ricci diventa il candidato ufficiale del centrodestra. Addirittura in pegno viene studiato e approvato un emendamento nella nuova legge elettorale che lo premierebbe in caso di miglior perdente. In cambio Ricci si impegna, giustamente in una logica di coalizione, a sacrificare qualche testa dei supporter della prima ora. Tale comportamento per chi lo aveva appoggiato dall’inizio viene giudicato come un tradimento e via con i mal di pancia e le dichiarazioni di fuoco. Ma la storia non finisce qui. Questa del centrodestra sembra una telenovela con puntate infinite e soprattutto improvvisi colpi di scena. L’ultimo è firmato dall’onorevole Pietro Laffranco di Forza Italia, “fittiano” di ferro, quindi minoranza del partito a Roma come in Umbria. Che ha fatto sapere di essere pronto a scendere in campo contro Ricci. Eppure lui è stato uno dei primi a sponsorizzare il sindaco di Assisi come candidato a presidente, uno dei primi a costruire il cappello della candidatura sulla testa di Ricci, uno dei primi a sfidare il resto di Forza Italia all'inizio timida e riluttante a stringere un accordo sul candidato unico. Cosa è successo da qualche settimana a questa parte? Sicuramente nella decisione di Laffranco, che per la verità non è ancora chiara se appoggerà Ricci con una propria lista oppure addirittura si candiderà a presidente, influisce la linea nazionale decisa da Raffaele Fitto. Quindi liste autonome da Forza Italia e questo risponde al nome di una scissione, significa mettersi fuori dal partito. Ma in Umbria il quadro è più articolato e complesso. A parte l’atteggiamento contraddittorio di caricare su Ricci e poi scaricarlo, in una logica che tutto ha tranne un’ispirazione politica. Anzi, a nostro avviso la manovra rasenta il ridicolo oltre che l’opportunismo. Ma il tutto va spiegato nell’ambito del centrodestra umbro visto che Ricci essendo il candidato della coalizione a questa lui risponde, e non più a Laffranco e compagnia bella. Ergo, viene il sospetto che Ricci andava bene per rompere con il resto della coalizione e la colpa doveva essere addossata a questa. Ora che Ricci è espressione del centrodestra non va più bene perché il ruolo e la forza contrattuale di Laffranco si ridimensionano alla grande. Questa è ovviamente soltanto la nostra “lettura” degli eventi che stanno accadendo in queste ore, pronti a cambiare opinione se smentiti dai fatti. Di certo il centrodestra con questa divisione rischia di perdere un’altra occasione. L’ennesima, per perdersi dietro al dito che indica la luna invece di mirare alla luna. Detto in altri termini, l’opposizione, o comunque una parte di essa, si frantuma inseguendo qualche interessuccio personale invece di concentrarsi sull’obiettivo più grande, quello della conquista del governo regionale.

anna.mossuto@gruppocorriere.it

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