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Sabato 25 Febbraio 2017 | 09:57

FARA SABINA

Maxi frode olio d'oliva, i consorzi di Fara e Montopoli: "Marchio Santa Sabina estraneo al territorio"

olio d'oliva

I produttori di olio extravergine della Sabina, quella vera, prendono le distanze da quel marchio, “Santa Sabina”, che poco (per non dire nulla), ha a che fare con il territorio a cavallo tra le province di Rieti e Roma, territorio dove batte forte il cuore dell’oro verde del Lazio e d’Italia. Marchio finito nelle carte dell’inchiesta di Torino sulla presunta maxi-frode operata da alcuni produttori considerati “big”, ma che in realtà commerciavano olio vergine per olio extravergine d’oliva. Non proprio la stessa cosa.  

Ecco perché, per fugare ogni dubbio tra i cittadini del territorio, siano essi produttori o meno, ci pensano due big della produzione olearia, come il consorzio Sabina Dop di Fara Sabina e il Consorzio Produttori Olivicoli del Lazio di Montopoli.  

“In qualità di consorzio di tutela dell'olio extravergine di oliva a Denominazione di Origine Protetta ‘Sabina’, riteniamo innanzitutto doveroso precisare - qualora potesse esservi qualche dubbio - che il marchio commerciale ‘Santa Sabina’ non ha assolutamente nulla a che fare con noi e che l'utilizzo da parte dell'azienda che ne è proprietaria della denominazione riservata per legge solo ai produttori certificati Sabina Dop, dipende solo da una questione burocratica che, come spesso accade, danneggia il lavoro serio e scrupoloso dei quasi mille produttori che appartengono alla filiera produttiva certificata Sabina Dop”. Parola di Stefano Petrucci, presidente del Consorzio Sabina Produttori, che aggiunge: “Il marchio ‘Santa Sabina’ è utilizzato peraltro per immettere in commercio un olio che reca scritto in etichetta ‘prodotto con oli extra vergini di oliva originari dell'Unione Europea e non’, quindi non solo non sabino, ma anche non italiano; se poi sia davvero extravergine, come riportato in etichetta, lo chiariranno gli inquirenti visto che, dalle analisi effettuate, sembrerebbe non essere tale. Colavita Spa, l'azienda proprietaria del marchio "’anta Sabina’, persegue i propri obiettivi commerciali sfruttando l'ambiguità di questo nome e ciò si risolve in un danno al consumatore finale – dice ancora Petrucci - lo confermano le numerose email di protesta di cittadini giustamente infuriati che, dalla pubblicazione della notizia relativa all'indagine in corso, stanno arrivando a noi anziché ai veri responsabili”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, dal quartier generale di Montopoli di Sabina, Erino Cipriani, presidente del Consorzio Produttori Olivicoli del Lazio (Cpol), che esprime “soddisfazione per il lavoro svolto da Agenzia delle Dogane e Monopoli, lavoro teso, attraverso le opportune indagini, a contrastare le frodi nel settore olivicolo. Prendiamo le distanze e ci dissociamo da tutte quelle aziende che, senza alcuna forma di trasparenza, inquinano il mercato e danneggiano il settore. Nel rispetto degli olivicoltori che, con grande fatica mettono a disposizione prodotti di eccellenza, si augura che i controlli siano sempre più puntuali in modo che l’olio extravergine di oliva mantenga il giusto prezzo e che sia remunerativo per gli agricoltori”.

A sostegno dei piccoli produttori di tutta Italia, e quindi del Lazio e della Sabina, arrivano anche le parole del deputato reatino Oreste Pastorelli: "L’indagine della procura di Torino sul falso olio extravergine è un primo chiaro segnale contro la contraffazione in un settore essenziale per tutto l’agroalimentare italiano che negli ultimi mesi ha già subito parecchi danni a causa di emergenze fitopatologiche. Fondamentale è ora fare piena luce sulla vicenda, ritirando poi dalla distribuzione tutti i prodotti ritenuti non affidabili”. 

 

 

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