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Martedì 28 Febbraio 2017 | 01:50

RIETI

"Imprese artigiane in sofferenza, dalle banche sempre meno prestiti"

artigiano

Permangono critiche le condizioni sul mercato del credito all'artigianato. Il calo dei prestiti all'artigianato prosegue da oltre due anni anche se si osserva una lieve decelerazione del fenomeno rispetto al -4% di settembre 2014 e al -6,7% di un anno prima. “Nel Reatino - spiega Maurizio Aluffi, direttore di Confartigianato Imprese Rieti e segretario regionale di Confartigianato Imprese Lazio - occorre maggiore sostegno al credito delle imprese in difficoltà e che hanno necessità di avere la liquidità per la gestione aziendale, rimarca il Direttore Aluffi. Serve comprensione dello stato di difficoltà di queste imprese che debbono far fronte a una situazione precaria dovuta a tanti fattori. Siamo intanto soddisfatti del via libera del senato al disegno di legge delega per la riforma del sistema dei Confidi, strumento indispensabile per offrire un quadro di riferimento normativo certo e al passo con i tempi. I Consorzi Fidi - sottolinea Aluffi - sono la linfa vitale del sistema imprese, strategici per accompagnare lo sviluppo delle stesse. Mai come in questa fase economica le misure normative devono essere in perfetta sincronia con l'evoluzione del mercato e con le esigenze degli imprenditori. Anche la Regione deve fare qualcosa di concreto per i Confidi. Le linee guida approvate dalle Regione Lazio per l'attuazione dell'intervento denominato “Promozione di programmi di intervento e di ricerca e innovazione tecnologico finalizzate alle Mpmi e alle creazione di start-up” potrebbero essere una prima risposta”.
Perché l'accesso al credito è diventato più importante per le imprese?
“Senza investimenti in ricerca e sviluppo l'impresa non regge la sfida del mercato. La difficoltà nel reperire risorse crea la paralisi dell'imprese. L'accesso al credito è la preoccupazione fondamentale di quasi tutte le Mpmi. Le caratteristiche delle nostre imprese sono tali da non poter raggiungere un potere contrattuale pari a quello di una grande impresa e il non disporre di proprietà spendibili come garanzie idonee, ha reso più complesso il rapporto banca-impresa, determinando per l'impresa una difficoltà a trovare copertura del proprio fabbisogno finanziario”.
Alto indebitamento?
“Le imprese sono già fortemente indebitate e il loro debito è concentrato presso le banche. L'alto livello di indebitamento cresciuto negli ultimi anni e la scarsa diversificazione delle fonti di finanziamento rendono le Mpmi molto vulnerabili e sottoposte ad una tensione finanziaria che non le agevola. L'aumento delle sofferenze, infatti, genera una sorta di circolo vizioso che porta all'ulteriore riduzione del credito: le banche diventano ancora più prudenti e selettive nel concedere prestiti e cedono a condizioni meno favorevoli”.
E con i tempi di riscossione?
“In questo sistema di debiti molto elevati, i tempi di pagamento, anche tra le imprese stesse, si sono notevolmente allungati, per non menzionare un altro problema storico: un impresa deve aspettare in Italia 164 giorni di media per riscuotere un pagamento dalla Pubblica amministrazione. La più alta d'Europa”.
Sono cambiati i rapporti con la banca?
“E’ purtroppo cambiato in peggio - conclude Maurizio Aluffi -. Per erogare prestiti le banche chiedono alle imprese maggiore comunicazione e "trasparenza" chiedendo di esibire dati chiari e certi sulla situazione aziendale. Poiché le nostre imprese non hanno gli strumenti "giusti" per analizzare e comunicare la propria situazione finanziaria, si crea una barriera fra banca e impresa che ostacola in maniera insormontabile l'accesso al credito”.

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