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RIETI

Rieti è pronta ad abbracciare il nuovo vescovo Domenico Pompili

04.09.2015 - 21:33

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Per Rieti e la sua Diocesi è il giorno della festa per l'ordinazione episcopale e inizio Ministero Pastorale di monsignor Domenico Pompili. Tutto è stato curato nei minimi dettagli dal comitato che si è fatto carico dell’organizzazione dell’evento.

IL PROGRAMMA - Domani, sabato 5 settembre, il fulcro dell'evento sarà la cattedrale, ma il lungo cerimoniale, che prenderà il via alle 15.30 e terminerà intorno alle 19, coinvolgerà l'intera città. Il programma prevede l'arrivo di monsignor Pompili alle 15.30 a Porta Romana; da lì monsignor Pompili si muoverà verso piazza Vittorio Emanuele, dove sarà accolto dal sindaco Simone Petrangeli. Il corteo entrerà poi in Prefettura dove si avrà l'incontro con tutti i vescovi e la vestizione. Dalla Prefettura la processione si sposterà verso la vicina cattedrale per l'inizio della liturgia. L’unica incognita è rappresentata dalle condizioni meteo non proprio favorevoli per la giornata di sabato. Due maxi schermisaranno allestiti in piazza Cesare Battisti (a Sant'Agostino in caso di maltempo) e nella chiesa di San Domenico.

IL NUOVO VESCOVO - In una intervista esclusiva al Corriere di Rieti monsignor Domenico Pompili racconta il suo stato d'animo alla vigilia dell'ordinazione episcopale: “Ogni cambiamento suscita sempre diverse attese e magari pure qualche riserva. Confesso che sono stato piacevolmente sorpreso nel percepire la crescita di questa curiosità che va oltre la mia persona, ancora sconosciuta a tanti. Credo dentro ci sia il desiderio di ricominciare, e questo sentimento positivo e costruttivo lo trovo veramente incoraggiante. Ciò che oggi blocca è la sensazione che non ci sia più niente da fare. Che la situazione sia immodificabile. Quando invece ci si riappropria di questa fiducia possono venir fuori cose nuove, inaspettate e belle. Papa Francesco è l'incarnazione di questo rinascere di speranza, che è sempre la premessa per un nuovo sviluppo a tutti i livelli”.
Lei sarà è la guida dei reatini, non solo dei cattolici: quali emozioni si vivono in un momento del genere? E, nel caso vi fossero, quali timori?
"Diventare vescovo significa assumere una responsabilità in prima persona. Essere il terminale di una serie di bisogni e di risorse che esigono una risposta, mettendoci la faccia. Ciò è esigente ma pure stimolante. Son persuaso che oggi la Chiesa abbia qualcosa da fare e da dire per tutti, anche per i non credenti. E che ci sia attesa proprio perché la si considera una voce autorevole e una esperienza che va oltre il dato semplicemente economico e politico, pur senza trascurarlo. Una prospettiva che aiuta a leggere il presente e a inquadrarlo in una cornice di più ampio respiro e maggiore libertà. E questo da' la sensazione incoraggiante di avere a che fare con una realtà profonda e duratura”.

L'INTERO SERVIZIO E L'INTERVISTA COMPLETA NELL'EDIZIONE DEL CORRIERE DI RIETI IN EDICOLA SABATO 5 SETTEMBRE

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