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RIETI

Risorse Sabine, nuovi spiragli per i lavoratori

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La conversione del decreto Enti Locali entra nel vivo e ieri a prendere la palla al balzo, pensando anche ai lavoratori di Risorse Sabine, sono stati Anci, Upi e senatori della commissione Bilancio. Occasione per farlo è stata quella di un'audizione durante la quale, proponendo possibili emendamenti per tutelare i servizi in favore dei cittadini a seguito dei tagli e dei rischi presenti, ne hanno presentato uno all'articolo 4 riguardante il personale delle società partecipate. “L'emendamento - forte di una nota di presentazione della Provincia di Rieti, spiegano da Palazzo d'Oltre Velino dove Giuseppe Rinaldi è diventato anche presidente dell'associazione per il Lazio - serve a prevedere dei meccanismi di garanzia e di solidarietà per il personale delle società rimasto senza un impiego, prevedendo una corsia preferenziale per l'assunzione presso altre società controllate o partecipate dalle pubbliche amministrazioni”. Un canale questo, che sposerebbe la linea indicata proprio dal governatore Zingaretti che ad Amatrice, rispondendo ai lavoratori che chiedevano la mobilità presso controllate regionali, aveva specificato che per farlo avrebbe avuto bisogno di tutele nazionali. Stesso percorso, questo, tracciato più volte, e tra molte polemiche, dal consigliere Mitolo che ha ribadito che la possibilità di creare una corsia preferenziale di reimpiego dei lavoratori di Risorse Sabine sarebbe stata praticabile solo con le garanzie normative del Governo. Una strada possibile, quindi, ma solo con la copertura delle spese considerando le finanze risicate dell'ente presso il quale, a più riprese, si sono recati gli ex dipendenti della partecipata provinciale per chiedere una soluzione. Nello specifico si tratta di 106 lavoratori occupati in una società finita in liquidazione e senza prospettive future. “Anci e Upi - si legge nelle dichiarazioni del presidente Upi, Achille Variati - hanno chiesto insieme ai senatori della commissione Bilancio di intervenire nella conversione del Decreto Legge sugli Enti locali, per apportare quelle modifiche che sono essenziali a salvare i servizi ai cittadini. Le Regioni - sottolinea Variati - avrebbero dovuto adempiere entro il 31 dicembre 2014 ad una serie di provvedimenti derivanti dalla riforma di Province e Città metropolitane, con leggi di riordino che avrebbero dovuto togliere a questi nuovi enti di area vasta funzioni che non spetta più loro esercitare e ricollocare conseguentemente il personale. Solo sei Regioni hanno approvato queste leggi”.

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