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Lunedì 27 Febbraio 2017 | 09:52

RIETI

Centenario della Grande Guerra, primo evento il 16 aprile al Flavio Vespasiano

teatro flavio vespasiano

Nel Centenario della Grande Guerra, l’assessorato alla Cultura del Comune di Rieti, considerando l’attualità di numerosi scenari internazionali nei quali ancora quotidianamente sono in corso conflitti sanguinosi e tragici, intende contribuire alla memoria della ricorrenza con un programma di iniziative teso alla crescita della coscienza collettiva delle drammatiche conseguenze delle soluzioni violente delle controversie, con particolare riferimento all’informazione ed alla formazione delle generazioni più giovani. Il primo appuntamento dal titolo “Parole e musica dall’Europa in guerra (1914-1918)”, in programma giovedì 16 aprile alle 17.30 al Teatro Flavio Vespasiano (ingresso gratuito), propone la testimonianza artistica di alcune tra le figure più eminenti della cultura internazionale, che sono state personalmente coinvolte, spesso restandone vittime o perdendo figli ed amici, nel conflitto, che ha inciso in misura profonda sulla nascita e sulla fisionomia dell’Europa di oggi. Saranno eseguiti: Le Tombeau de Couperin, suite per piano di Maurice Ravel, pianista Chiara Bianchetti con lettura di testi, a cura del Gruppo teatrale “Il Pipistrello”, di G. Duhamel, A. Achmatova, R. Musil, R. Graves, E. A. Mackintosh, E. M. Remarque, J. Dos Passos, R. Rolland, G. Apollinaire, R. Dehmel, L. Frank. La suite per piano intitolata “Le tombeau de Couperin” è stata concepita da Maurice Ravel (1875-1937) come omaggio al celebre virtuoso del clavicembalo François Couperin(1668-1733). L’autore, che per l’età e la fragile costituzione ha partecipato al conflitto come autista di ambulanze, l’ha composta negli anni 1914/17, dedicandola “alla memoria di alcuni amici caduti in guerra”. L’opera è stata eseguita per la prima volta l’11 aprile 1919 dalla pianista Marguerite Long, vedova di uno di loro. I testi letterari e poetici che si alternano ai sei movimenti della suite sono stati scelti per testimoniare l’universalità della catastrofe causata dal conflitto; sono stati spesso composti al fronte e sono comunque stati ispirati dalla drammatica e disumana realtà della guerra. Sono parole di scrittori e poeti, spesso famosi, dei diversi Paesi in conflitto: per alcuni le ultime composte prima di perdere la vita per le conseguenze di un’ancora oggi inspiegabile follia collettiva, che né la forza della ragione né le voci più alte della cultura e dell’arte sono state sufficienti a tenere lontana.

 

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