Il sindaco Davide Basilicata

Il sindaco Davide Basilicata

FARA SABINA

"Polo della logistica della Sabina opportunità di crescita per l'intera provincia"

05.02.2015 - 11:00

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Si mantiene tra il riservato e l’ottimista, ma anche consapevole che forse, dopo anni di stallo, proclami e tante polemiche, il polo della logistica di Passo Corese sembra, forse, definitivamente destinato a partire. E cambiare radicalmente la morfologia di un territorio intero. Dando definitivamente a Fara Sabina quell’etichetta di traino economico dell’intera provincia che forse già possiede. Da tempo. Ma che pochi finora le hanno formalmente riconosciuto. Una sfida che il sindaco Davide Basilicata, intervistato dal Corriere di Rieti, si dice pronto ad affrontare.

 

Durante la conferenza stampa di lunedì si è tenuto un sostanziale riserbo attorno alla trattativa che dovrebbe portare il colosso mondiale dell'e-commerce Amazon ad insediarsi nel polo logistico di Passo Corese. Eppure dai vertici regionali di Confindustria (l'intervista rilasciata dal presidente Maurizio Stirpe a La Repubblica) sono arrivati commenti entusiastici, come se l'accordo fosse praticamente fatto. Che gli industriali del Lazio ne sappiano più di voi?

 

“Gli investitori non si rapportano con il Comune se non nella fase finale, cioè quando presentano i progetti che devono essere approvati dall’ufficio urbanistica. Sul ventilato accordo con Amazon, insisto nel dire che la prudenza è d'obbligo, poiché da quanto ci è dato sapere la trattativa non si è ancora conclusa. Invito tutti a tenere i piedi per terra, fermo restando l'auspicio che questa opportunità possa concretizzarsi al più presto”.

 

Al di là del gigante statunitense dell'e-commerce ci sono altri importanti accordi di insediamento già sottoscritti. Può dirci qualcosa in più a riguardo?

 

“Accogliamo positivamente le notizie sui nuovi insediamenti ed auspichiamo che si realizzino nel più breve tempo possibile. Dire di più, in questo momento, significherebbe fare il passo più lungo della gamba ed alimentare false aspettative”.

 

L'attenzione è per forza di cose concentrata sugli importanti risvolti occupazionali che un'operazione del genere potrà avere. Come immagina che questo potrà ricadere, e in che misura, sul territorio di Fara in Sabina?

 

“La nostra città confermerebbe la propria vocazione storica di centro importante per posizione geografica e morfologia del territorio, punto di incontro tra aree geografiche confinanti. Non è un caso che questo polo logistico sia stato immaginato proprio a Passo Corese. Saremo quindi lo snodo centrale di uno scambio di persone e di merci che dovremo saper utilizzare a nostro vantaggio. Il valore della politica si misura quando è in grado di governare i processi, non subirli. Saremo all’altezza della situazione”.

 

Torna attuale il tema di una presunta “competizione” tra la Bassa Sabina e il capoluogo reatino. Pensa che i due bacini possano in qualche modo “coesistere” nel contesto del polo?

“Nel 2009, appena eletto in consiglio provinciale, dichiarai che la nostra era una provincia a due velocità: a sud-ovest un territorio in crescita economica e demografica; a nord-est, invece, un’area in depressione e a serio rischio spopolamento. L’ambizione è che sia il nostro territorio a rilanciare l’intera provincia verso uno sviluppo economico coerente con le vocazioni locali. Questa è la sfida che deve accettare la politica reatina ed essere raccolta dalle istituzioni e dalle associazioni di categoria”.

 

Quali sono le politiche immaginate per affrontare l’impatto “materiale” che l'area porterà? Dall'aumento del flusso di persone sul territorio, e quindi della domanda abitativa, all'incremento del pendolarismo, e quindi della viabilità, senza trascurare la maggiore richiesta di servizi?

 

“In questi anni abbiamo dato alcuni contributi determinanti per far sì che il polo logistico non soffocasse il territorio né fosse un corpo estraneo alla città. Penso alle infrastrutture collaterali come il collegamento stradale e il nuovo depuratore, che ci auguriamo possano entrare in funzione prima possibile. Inoltre, per collegare il polo logistico alla realtà cittadina, stiamo pensando ad un ampliamento della rete stradale. Oggi non ci sono ancora gli elementi necessari per ridefinire il futuro assetto cittadino. Quando sarà chiaro il volume delle persone, dei mezzi di trasporto e delle merci che graviteranno intorno a Passo Corese, solo allora potremo pianificare tutto e ricalibrare quelle risposte che stiamo già immaginando e mettendo in pratica. Sappiamo che lo sviluppo del polo logistico porterà anche ad una crescita demografica di Fara in Sabina. Per questo motivo, la nostra politica ha mirato fin dall’inizio ad impostare i servizi per la città così come potrebbe essere nel futuro”.

 

Il tema dei trasporti torna al centro del discorso. Che questa sia l'occasione giusta per tornare a sedersi finalmente con i vertici di Regione, Cotral e Trenitalia per affrontare le annose e ormai sistemiche criticità che ha il trasporto su gomma, e soprattutto su rotaia, nel territorio della Bassa Sabina?

 

“Non abbiamo mai smesso di credere che la Regione Lazio riconoscerà il bisogno reale che ha Fara in Sabina di un servizio di trasporto pubblico locale. Ovvio che a un certo punto le istituzioni saranno obbligate a sedersi intorno a un tavolo e sarà, sì, l’occasione giusta per rivendicare i nostri diritti e far comprendere a tutti che Passo Corese è già oggi, di fatto, il binario di scambio di tutto ciò che si muove tra Roma, Rieti e Terni ma anche tra nord e sud della Penisola. Il problema è che oggi questo movimento avviene in maniera alquanto caotica e disorganizzata. L’obiettivo è garantire un certo ordine insieme alla sostenibilità, soprattutto per quanto riguarda la comunità cittadina”.

 

Sono ancora presenti, nonostante la crisi, posizioni scettiche nei confronti di un’opera che avrà comunque il suo impatto sull’assetto paesistico-ambientale del territorio. Cosa si sente di dire a riguardo?

 

“Il polo logistico ha avuto e avrà un impatto notevole per il nostro territorio. Oggi, siamo in una fase in cui l’unica preoccupazione è fare in modo che l’operazione si realizzi nel miglior modo possibile e tenendo in mente un principio fondamentale: l’armonizzazione sociale ed ambientale con il territorio; una prova l’abbiamo data sette mesi fa, quando si è trattato di decidere sull’altezza di edifici e silos che qualcuno voleva portare a ventisei metri, ipotesi a cui ci siamo opposti fermamente. Detto questo, non solo sono convinto che l’aspetto economico e quello ambientale possano camminare insieme, ma che questa sia la grande sfida del futuro della nostra civiltà. Per troppo tempo, ambiente ed economia si sono guardati in cagnesco. Non mi appartiene l’idea di un territorio-museo, come rifiuto quella per cui l’economia abbia carta bianca su tutto. È giunto il momento che ognuno riconosca le ragioni dell’altro. In Italia si parla ancora troppo poco di ‘responsabilità sociale d’impresa’. Ecco, credo che sia questa la carta vincente per il nostro sistema”.

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