"Indietro tutta" era già avanti

"Indietro tutta" era già avanti

15.12.2017 - 15:22

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“Volante uno a volante due”, “tu nella vita comandi fino a quando /ci hai stretto in mano il tuo telecomando”: divertente la macchina del tempo messa in piedi da Raidue mercoledi sera con “Indietro tutta 30 e l’ode” (scritto sgrammaticato come usa adesso nel web). Arbore e Frassica, sollecitati da Andrea Delogu, che rievocano i trent’anni di una delle trasmissioni televisive più riuscite e intanto sparano le loro battute demenziali di oggi (“le figlie di Carducci? Due, Milly e Gabriella”: “sane risate, stupide, ma sane”, garantisce Renzo), presentano nuovi montaggi con le loro classiche finte interviste a giornalisti e politici (delizioso il siparietto con Prodi cui Arbore chiede se è giusto mettere in piedi un programma televisivo senza copione, basato sull’improvvisazione come il loro e il professore che risponde, serissimo: “No,no! La gente ha bisogno di un programma preciso”. E ancora: “A me si attribuivano programmi che non avevo mai fatto”). Un mix della migliore televisione “alternativa” di ieri e di oggi, un gioco degli specchi tra passato e presente riuscito, malgrado il rischio che prevalesse il rimpianto (“Quando inizia la commemorazione vera a propria?” ha chiesto per esorcizzare Arbore alle prime battute, nell’aula della finta università dello spettacolo “Vaderetromeglioaccussì”), un ritmo sempre sostenuto che impediva il possibile consolidarsi tra gli ascoltatori di considerazioni quali “meglio l’originale” del tentativo di attualizzare le 65 puntate dello show andate onda tra l’87 e l’88, oppure al contrario “loro sì che erano avanti, altro che indietro” per concludere che “da allora la tv di intrattenimento non ha prodotto grande o sostanziosa innovazione”.
Liberi da riflessioni così profonde, come non ridere a crepapelle rivedendo Massimo Troisi ospite di “Indietro tutta” che si convince di essere Rossano Brazzi, l’attore latin lover italiano famosissimo in America negli anni Quaranta di cui lui non sa nulla perché così c’è scritto nella busta compilata dagli autori del programma: “Lo dice la tv” e lui che, mentre si rassegna, “Mi avete convinto”, chiede in lacrime: “Ma finito il programma, come riconosco la sua macchina al parcheggio?”. E ancora: “E poi stanotte dove vado a dormire?” E come non ghignare come all’epoca davanti ai balletti delle “ragazze coccodè”, le ballerine mezze nude conciate come galline che già trent’anni fa facevano il verso all’uso strumentale delle donne e del loro corpo da parte degli autori e del marketing. Un classico esempio della famosa “doppia lettura” che si poteva ( o doveva) fare dei programmi di Arbore che, mentre denunciava, riproduceva esattamente ciò che prendeva di mira. Per arrivare al capolavoro assoluto, lo sponsor immaginario, un inesistente “Cacao meravigliao” esaltato ossessivamente dal balletto di ragazze di colore, anche queste debitamente poco vestite. Un esempio di “fake news” ante litteram che aveva generato a suo tempo migliaia di richieste dell’inesistente prodotto nei negozi e supermercati di tutta Italia e un successivo tentativo di commercializzarne uno autentico con questo stesso nome, naufragato in tribunale.
Anche oggi Arbore si diverte a realizzare finte interviste a politici e giornalisti, da Mieli al presidente Mattarella, e intanto lancia il videomaker Ermanno Focaccia che fa addirittura flirtare Hillary e Trump, entrambi con accento barese. Mercoledì 20 seconda e ultima puntata, ovvio “dopo il tiggì”.
mikcucuzza@gmail.com

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