michele cucuzza bianco e nero

Aspettando gli alieni

24.02.2017 - 11:55

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Pianeti abitabili attorno alla stella Trappist-1 a 40 anni luce da noi?
“Affascina pensare che ci sia qualcos’altro, probabilmente forme di vita elementari, forse acqua allo stato liquido, in un’altra parte dell’universo. Che non siamo soli e, cosa ancora di più alla nostra portata, che prima o poi potremo andare da quelle parti, colonizzarle, installando nostri nuovi insediamenti. E’ il nostro destino, viaggiare, conoscere il mondo che ci circonda, siamo sempre andati oltre la linea dell’orizzonte”. Ha un tono di voce soddisfatto, a tratti entusiasti il colonnello Maurizio Cheli, primo astronauta italiano “mission specialist”, uno che è vissuto nello spazio per 15 giorni, esattamente 21 anni fa, a bordo dello Shuttle dove c'erano Umberto Guidoni e altri 5 colleghi. “Hai tanto da fare a bordo della navetta, esperimenti soprattutto, ma quando guardi la terra blu da quella prospettiva rimani incantato. Fa impressione: di notte vedi i continenti, le luci accese del nostro pianeta, la luna, le stelle molto più luminose ma che non brillano perché sei fuori dall’atmosfera. E più in là i pianeti, Giove in particolare, nettissimo, affascinante. E ci pensi, ti chiedi cos’altro c’è al di là, in quel buio magnifico, nel nero così intenso dell’universo. Guardi e ti domandi: davvero non può esistere altra vita? Tutto questo anche se, in realtà, sei soltanto a 400 km dalla Terra, a tre ore e mezza di macchina se percorressi un’autostrada in verticale”. Inevitabile allora ricordare che oggi non possediamo ancora gli strumenti adatti per spingerci a 40 anni luce da noi, verso quel sistema planetario che ruota attorno alla stella trappista: “quei mondi oggi li possiamo vedere grazie a telescopi sempre più potenti, con quelli di prossima generazione potremo verificare se sono circondati da atmosfere, ma restano per noi ancora inaccessibili: i motori dei razzi di cui disponiamo a propellenti chimici non possono andare oltre una certa velocità. I viaggi durerebbero troppo, oltre la dimensione della nostra vita. Siamo limitati dalla nostra tecnologia: è come se volessimo girare il mondo con un treno regionale invece che con l’alta velocità. Toccherà alle prossime generazioni, tra qualche decennio, con i motori al plasma: le esplorazioni spaziali andranno avanti gradualmente ma senza limiti”. E Marte? “Qui il discorso cambia: è il mondo più vicino e tecnicamente più raggiungibile. Sotto la sua superficie si suppone ci siano tracce di acqua ghiacciata, uno degli elementi fondamentali della vita: quando riusciremo a andare su Marte capiremo com’era la Terra milioni di anni fa. Non manca molto: ci sono le sonde cui l’Italia, malgrado le difficoltà, dà un importante contributo tecnologico. E’ in programma una missione per raccogliere rocce che, per la prima volta, saranno riportate e analizzate sulla Terra. Poi ci saranno probabilmente i viaggi con i robot e quindi con gli astronauti”. Tornando alla vita nello spazio, ne abbiamo fatto di scoperte: “abbiamo visto delle spore, piccolissime forme di vita primordiali, che riescono a sopravvivere all’esterno della stazione spaziale, nel vuoto più assoluto, per quasi 15 giorni. In una miniera sulla Terra sono stati individuati microbi sopravvissuti per 50 milioni di anni. La vita è molto più resistente di quella cui ci riferiamo solitamente, a dimensione umana”. E se si fosse sviluppata davvero a 40 anni luce da noi e, un giorno, gli alieni di Trappist venissero a trovarci con le loro astronavi? “Magari. Quanto tempo e fatica risparmiati per noi umani”.

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